Myanmar, tre dita al cielo per chiedere la libertà

La popolazione ha adottato questo gesto, simbolo della ribellione in “Hunger Games”. Ma non è la prima volta che viene usato in Asia

Il Myanmar, scosso dal recente colpo di stato che ha rovesciato il governo democraticamente eletto e riportato al potere i militari, vive in questa settimana le ore più calde da un decennio a questa parte. Nella mattinata di lunedì primo febbraio, infatti, l’esercito ha arrestato i leader della maggioranza, tra cui Aung San Suu Kyi, ha dichiarato lo stato di emergenza per un anno, interrotto le linee telefoniche e le trasmissioni tv. Negli ultimi giorni, poi, è stato bloccato anche l’accesso a Facebook, Instagram e WhatsApp, social usati dalla popolazione per organizzare proteste pacifiche contro il golpe. A capo del governo, ora, c’è il generale Min Aung Hlaing, e presidente ad interim è stato nominato Myint Swe, vicepresidente dal 2016 ed ex generale.

Il colpo di stato è avvenuto nelle ore in cui si sarebbe dovuto insediare il nuovo Parlamento, nato delle elezioni dello scorso novembre che avevano dato una larga vittoria al partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia (Nld). A risultare sconfitto, invece, il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’Unione, sostenuto dai militari (Usdp): un risultato che all’esercito non era andato giù. Subito, infatti, i militari avevano denunciato brogli elettorali da parte dell’Nld, e a fine gennaio, il 27, il generale Min Aung Hlaing aveva dichiarato la possibilità di sospendere la Costituzione. Dalla parola ai fatti: quattro giorni dopo, l’esercito ha arrestato i parlamentari della Lega nazionale per la democrazia, compresa la leader Aung San Suu Kyi. Il Guardian riporta che, a suo carico, l’accusa è di aver importato illegalmente nella nazione dei walkie-talkie: per questo, la sua detenzione è stata prolungata fino al 15 febbraio, ma il suo rilascio pare improbabile.

I social e le proteste

Come accennato, negli ultimi giorni la giunta militare ha bloccato l’accesso a Facebook e altri social, usati dalla popolazione per  organizzare le proteste contro il golpe. Grazie a queste piattaforme, per esempio, è stato possibile coordinare l’azione degli operatori sanitari, che in segno di protesta hanno lasciato gli ospedali in cui erano impegnati, sospendendo le attività. Altri cittadini hanno invece protestato suonando il clacson della macchina per strada, oppure usando come percussioni pentole e altri utensili: “Suonare il tamburo serve per scacciare il diavolo“, è la spiegazione data alla Associated Press. Altri ancora invece hanno occupato le strade di Yangon, cantando “Rilasciate subito i nostri leader in manette!“, ma i manifestanti sono stati dispersi dalla polizia.

MANDALAY, MYANMAR – 2021/02/03: Medical workers making the three finger salute during the demonstration.
Medical workers in a ‘Red Ribbon Campaign’ at their respective hospitals protest against a military coup and reject working under the coup government. (Photo by Kaung Zaw Hein/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il ministro delle Comunicazioni birmano ha detto che Facebook, utilizzato dalla metà della popolazione (53 milioni di abitanti) è stato bloccato fino a domenica, perché la diffusione di “fake news e disinformazione” ha “messo a rischio la stabilità del Paese”. La società di Zuckerberg ha confermato le restrizioni, che però secondo la Reuters erano ancora aggirabili facilmente attraverso le Vpn. In rete erano stati lanciati messaggi non graditi al potere, come “Preghiamo che Aung San Suu Kyi stia bene“, “Preghiamo che il Myanmar sia libero“, “Preghiamo che il potere militare finisca subito“. A saltare all’occhio, però, è un gesto particolare che tutti i manifestanti stanno facendo in questi giorni: è quello delle tre dita (indice, medio e anulare) preso dalla serie di film di “Hunger Games“.

Myanmar migrants take part in a demonstration condemning the military coup outside the Myanmar embassy in Bangkok on February 4, 2021, days after Myanmar’s military detained the country’s de facto leader Aung San Suu Kyi and the country’s president in a coup. (Photo by Lillian SUWANRUMPHA / AFP) (Photo by LILLIAN SUWANRUMPHA/AFP via Getty Images)

Le tre dita

La cultura pop non è nuova all'”infiltrazione” nelle proteste: i movimenti di Occupy Wall Street dei primi anni ’10 (del 2000) usarono come segno distintivo la maschera di Guy Fawkes di V per Vendetta, mentre il personaggio di Pepe la Rana è stato usato più recentemente dai manifestanti per la libertà di Hong Kong. Il gesto delle tre dita, invece, viene da Hunger Games, fortunata serie di film tratta dai romanzi di Suzanne Collins con Jennifer Lawrence come protagonista. Nel film, ambientato in un mondo post-apocalittico in cui una capitale tirannica (Capitol City) tiene sotto il proprio giogo i distretti che – anni prima – avevano osato combattere il potere, i simboli della ribellione sono una spilla, raffigurante un uccello, e il saluto con le tre dita alzate. Di per sé, quindi, le tre dita sono associate alla rivolta contro un potere oppressivo.

A Thai student flashes a three-finger salute, an unofficial symbol of resistance against the army’s May coup, as she stands by a poster of the latest Hunger Games film, at a cinema hall in Bangkok on November 20, 2014. Thai police said they have detained three university students from outside Bangkok cinemas on November 20 as at least two theatres cancelled opening screenings of “The Hunger Games” in the junta-ruled nation. AFP PHOTO/Christophe ARCHAMBAULT (Photo credit should read CHRISTOPHE ARCHAMBAULT/AFP via Getty Images)

Non è la prima volta che, nella regione, il gesto viene usato nelle proteste contro il governo. Nel maggio del 2014, in Thailandia, un colpo di stato di stampo militare fu seguito da manifestazioni accese in tutto il Paese: subito, il segno distintivo degli oppositori divenne il saluto con le tre dita, ed ebbe una diffusione talmente rapida e un successo talmente ampio da obbligare la autorità a proibirlo. Pochi mesi dopo, a novembre, nelle sale debuttò il terzo film della saga di Hunger Games: sono tanti i casi dei manifestanti che, presentatisi al cinema, furono poi portati via per sollevato al cielo le tre dita. Alcune sale proibirono il film, ma questo non fermò le proteste. Il fermento del popolo thailandese, da allora, non si è mai fermato: negli ultimi anni il Paese ha vissuto altre forti manifestazioni contro il governo, saldamente in mano alla monarchia e ai militari. È successo anche dopo il lockdown causato dalla pandemia: i thailandesi sono scesi in piazza, hanno fatto le loro richieste e hanno subito una forte repressione. Sempre, però, con le tre dita alzate.

BANGKOK, THAILAND – 2020/12/21: A protesters raises a three finger salute during the demonstration.
8 Pro-democracy activists including actress-turned-activist Intira “Sai” Charoenpura, Anon Nampa, Parit “Penguin” Chivarak went to Bang Khen Police Station to hear charges of royal defamation or lese majeste (Article 112) which attracted many of their supporters into a demonstration. (Photo by Peerapon Boonyakiat/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il gesto è stato usato anche durante la cosiddetta “Rivoluzione degli ombrelli” di Hong Kong, sempre nel 2014. Come successo recentemente, la popolazione dell’ex colonia britannica ha protestato contro Pechino, chiedendo il rispetto del sistema “una nazione, due sistemi” stabilito dopo la partenza degli inglesi. Allora, l’oggetto della protesta era la concessione del suffragio universale, e il simbolo divennero gli ombrelli gialli (da qui il nome) usati dai manifestanti per proteggersi dai gas lacrimogeni della polizia. Ma non solo: come si può vedere dalla foto qui sotto, anche i cittadini di Hong Kong adottarono le tre dita come simbolo della loro contestazione al potere.

 

Pan-democrat and protesters sit at protest site during police removed barricades and tore down tents at protest site in Admiralty. 11DEC14

Dalla Thailandia ad Hong Kong, passando per il Myanmar, il gesto ha simboleggiato e continua a simboleggiare la voglia di libertà, il non voler piegare la testa davanti a un regime oppressivo, il combattere per i propri diritti. È andato oltre i film e i personaggi di fantasia per legarsi, nel mondo reale, alla massima aspirazione di ogni essere umano: l’essere libero nel proprio Paese.

I Video di Blogo