Lenta decrescita, variante inglese all’86%. La conferenza dell’ISS

I dati aggiornati del monitoraggio spiegati dal presidente ISS Silvio Brusaferro e dal direttore generale della prevenzione del ministero Giovanni Rezza

«La decrescita c’è, ma è lenta. È una delle caratteristiche della attuale fase», ha spiegato il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) Silvio Brusaferro nella conferenza del 2 aprile sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale Covid-19.

Incidenza dei casi per 100mila abitanti (dati 11-28 marzo 2021). Fonte: ECDC

Ciò che viene rilevato nel monitoraggio pubblicato il 2 aprile è l’impossibilità di ridurre le attuali misure di restrizione a causa dell’incidenza molto elevata dei nuovi casi, lontana dalla soglia settimanale di 50 casi per 100.000 abitanti, e il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri. I dati mostrano comunque un’incidenza di nuovi casi nella settimana 22-28 marzo – 232.74 casi per 100mila abitanti – inferiore a quella della settimana precedente – 240.3 per 100mila abitanti. L’Rt, cioè l’indice di trasmissione del contagio in relazione alle misure applicate, è pari a 0,98.

Conferenza ISS: variante inglese presente all’86,7%

Il 30 marzo l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato i risultati di un’indagine condotta con il ministero della Salute, la Fondazione Bruno Kessler, le Regioni e le Province autonome. Ciò che emerge è la diffusione, su tutto il territorio nazionale, della variante inglese. «Al 18 marzo la prevalenza della cosiddetta ‘variante inglese’ del virus Sars-CoV-2 era del 86,7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%», si legge. Per quella ‘brasiliana’ la prevalenza era invece del 4,0% (0%-32,0%), mentre le altre varianti monitorate si fermavano al di sotto dello 0,5% dei casi.

«Ormai la variante UK ha completamente sostituito, possiamo dirlo, le varianti precedentemente circolanti. C’è stata una sostituzione completa nel giro di due mesi perché è una variante maggiormente trasmissibile, con probabilmente più del 40-50% di trasmissibilità rispetto agli altri ceppi», ha spiegato Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute nella conferenza ISS.

Ancora alta la pressione sulle terapie intensive

I ricoveri in area medica e in terapia intensiva sono ancora in crescita. Secondo Rezza:

«desta particolare attenzione il fatto che, questa settimana, le terapie intensive sono saturate da pazienti con Covid-19 nel 41% dei casi rispetto al 39% della scorsa settimana. Il tasso è elevatissimo. La soglia considerata critica è quella del 30%, siamo dunque ben al di sopra della soglia. Prima che riusciremo a deflazionare le terapie intensive passerà purtroppo un po’ di tempo. Ci sono dei segnali che ci dicono che da una parte la trasmissione sta leggermente diminuendo nella comunità, ma dall’altra il carico sulle strutture sanitarie rischia di essere ancora elevato per un tempo relativamente lungo. E questo non è purtroppo molto rassicurante».

I ricoverati, al 30 di marzo, erano 3716 (il 23 marzo erano 3546). Per quanto riguarda i posti letto in area medica, la percentuale, nella settimana considerata, sale al 44% (soglia critica al 40%).

Fonte: GIMBE

La campagna vaccinale sembra funzionare

Gli operatori sanitari e sociosanitari vaccinati al 2 aprile sono 3.040.458. Come indicato da Il Sole24Ore si tratta del 162,1% di 1.876.108; poiché per essere completamente vaccinati occorrono due dosi, per vaccinare una intera categoria si arriva al 200% della rispettiva popolazione. L’andamento dei casi negli operatori sanitari rispetto al resto della popolazione sembra confermare l’efficacia del vaccino. «Il numero dei casi per questa categoria rimane costantemente basso e questo è un segnale importante dell’efficacia della vaccinazione che in queste categorie è iniziata da subito», ha spiegato Brusaferro.

L’inversione di tendenza sembra riguardare anche le fasce di età considerate più a rischio, cioè 60-79 anni e over 80. Dopo un aumento dell’incidenza dei nuovi casi a partire dal 5 febbraio 2021, il 15 marzo entrambe le curve mostrano un andamento decrescente. Molto netta anche la regressione del numero di focolai in strutture assistenziali e RSA, passato dal 5% del totale dei focolai registrati al 30 novembre 2020 a meno dell’1% al 22 marzo 2021. Gli ospiti RSA vaccinati sono 563.731 (165,3% di 341.097, considerando sempre il 200% come percentuale che indica la vaccinazione completa, con due dosi) e gli over 80 3.574.640 (80,9% di 4.419.703)

Attese milioni di dosi di vaccino

Il piano vaccinale del generale Figliuolo prosegue, con una media mobile a 7 giorni di 241mila vaccinazioni al giorno. Secondo quanto previsto, tra il 14 e il 20 aprile 2021 si dovrebbe raggiungere una media di 500mila dosi giornaliere.

Fonte: piano vaccinale anti Covid-19

«Per andare a regime con 400-500mila dosi somministrate al giorno, servono più dosi. Tra aprile e giugno sono previste milioni di dosi di vaccini in arrivo, tra cui un vaccino nuovo [Johnson&Johnson, ndr]», ha dichiarato Rezza al termine della conferenza ISS. «Contiamo in una forte accelerazione della campagna di vaccinazione a partire dal mese di aprile. il vaccino deve assolutamente essere lo strumento principale sul quale contare insieme alle misure che stiamo prendendo, che sono talvolta misure dolore, ma che sono necessarie ancora in questo periodo».

Qui sotto le dosi attese nei prossimi mesi. Il 2 aprile sono arrivate all’hub di vaccinale di Pratica di Mare 1.3 milioni di dosi di AstraZeneca. Secondo quanto riportato da un articolo de Il Sole24Ore, sarà però difficile raggiungere l’obiettivo delle 500mila dosi giornaliere entro metà aprile. «Per farlo – si legge – […] in tutto la dote dovrebbe superare 13 milioni di dosi. Peccato che ad aprile l’Italia dovrà fare affidamento solo su 8 milioni di dosi, come ha ricordato il commissario Figliuolo».