L’annuncio di Moderna: “Nostro richiamo efficace contro le varianti”

La casa farmaceutica ha reso noto che, secondo uno studio ancora in corso, la seconda dose immunizzerebbe anche dalle varianti brasiliana e sudafricana

Un annuncio di speranza: Moderna ha fatto sapere che, secondo uno studio clinico ancora in corso, una dose di richiamo del proprio vaccino ha dato una “promettente risposta immunitaria” contro le varianti più aggressive del virus. L’azienda sta sottoponendo ai test, al momento, una dose di richiamo da 50mg in chi ha già ricevuto la prima iniezione. I risultati mostrano che questa seconda somministrazione ha aumentato le risposte anticorpali che neutralizzano non solo il virus originale, ma anche le varianti sudafricana (B.1351) e brasiliana (P.1). Le dosi di richiamo sono state “generalmente ben tollerate”.

Moderna ha effettuato due tipi di esperimenti: un richiamo è stato rinforzato utilizzando lo stesso vaccino (che ha dato buoni risultati sulla variante sudafricana), per un altro invece è stato utilizzato un vaccino formulato appositamente contro le varianti, i cui risultati sono stati ancora migliore. L’azienda sta appunto lavorando a un combinato di vaccini, tra classico e quello studiato contro le mutazioni.

Buone notizie anche da Pfizer

Anche Pfizer, l’altra azienda farmaceutica che, insieme a Biontech, produce il vaccino a mRna, sta conducendo studi analoghi sul proprio richiamo. Intanto, come pubblicato sul New England Journal of Medicine, la doppia dose di vaccino Pfizer avrebbe ottimi risultati contro le varianti: l’efficacia sarebbe dell’89,5% contro la variante inglese, del 75% contro la sudafricana. Per quanto riguarda le malattie gravi, l’efficacia è del 100% contro entrambe le varanti, e del 97,4% per tutte le forme di coronavirus. L’esperimento, svolto in Qatar, ha dato questi risultati su un campione di 265mila persone che avevano ricevuto entrambe le dosi al 31 marzo.

The Lancet, invece, ha pubblicato uno studio condotto dai ricercatori del ministero della Salute israeliano e della Pfizer: il vaccino si è dimostrato efficace per oltre il 95% nel proteggere dall’infezione, l’ospedalizzazione e la morte per le positività da variante inglese (B.1.1.7). Lo studio è stato effettuato su 230mila casi verificatisi nel Paese tra il 24 gennaio e il 3 aprile. Ciò che è emerso, ancora più rassicurante, è che il vaccino funzioni addirittura meglio nel mondo reale che negli studi clinici.

Sempre a proposito di richiami, il 9 aprile il Cts ha raccomandato che anche quello per Pfizer e Moderna venga fatto a 42 giorni dalla prima somministrazione, invece che – rispettivamente – a 21 e 28 giorni. Questa dilazione delle tempistiche è stata scelta sia perché non inficia l’efficacia della risposta immunitaria – la sola prima dose dei vaccini a mRna conferisce già un’efficacia contro la malattia superiore all’80% – ma anche perché, in una situazione in cui la popolazione va coperta il più rapidamente possibile, si è ritenuto necessario allungare i tempi per la seconda dose.

Quanto a chi ha già ricevuto il vaccino AstraZeneca, invece, nessun problema:

i soggetti che hanno ricevuto la prima dose di questo vaccino senza sviluppare questa tipologia di eventi [trombosi in sedi inusuali], non presentano controindicazione per una seconda somministrazione del medesimo tipo di vaccino. Questa posizione potrà essere eventualmente rivista qualora dovessero emergere evidenze diverse nelle settimane prossime venture, derivanti in particolare dall’analisi del profilo di sicurezza del vaccino nei soggetti che nel Regno Unito hanno ricevuto la seconda dose.

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