La Svizzera ha vietato niqab e burqa nei luoghi pubblici

Il 51,2% degli elettori si è espresso, tramite referendum, per proibire i tradizionali abiti islamici femminili nei luoghi pubblici

La Svizzera ha vietato il velo integrale nei luoghi pubblici. A deciderlo sono stati direttamente gli elettori tramite referendum: il 51,2% dei votanti e ben 20 Cantoni su 26 si sono espressi per il bando del burqa e del niqab, ma anche dei passamontagna e delle bandane usate durante le manifestazioni, che impediscono di rendere le persone identificabili. In generale, è stato vietato l’occultamento del volto per scopi criminali o terroristici.

Si tratta di un provvedimento già in vigore nel Canton Ticino e nel Canton San Gallo, e che ora varrà su tutto il territorio nazionale. La proposta, lanciata dalla destra populista del Comitato di Egerkingen, è stata poi sostenuta dal primo partito del Paese, l’Udc (Unione democratica di centro, che rappresenta la destra conservatrice). Nonostante il parere contrario di Governo e Parlamento, soffermatisi sulla non necessità di approvare il divieto visto il basso numero di donne che indossano burqa o niqab, l’esito del referendum dovrà ora essere inserito nella legislazione federale, e comporterà una modifica della Costituzione elvetica.

I voti contrari, pari al 48,8%, si sono concentrati nei Cantoni con le città più grandi del Paese: Zurigo, Ginevra, Basilea e nella capitale Berna. Per la comunità musulmana svizzera, pari circa al 5% della popolazione, si tratta del secondo provvedimento restrittivo, dopo il divieto introdotto nel 2009 sulla costruzione di nuovi minareti. Anche in quel caso la decisione fu presa con referendum (57,7%) contro l’indicazione del Governo e del Parlamento.

Nonostante la soddisfazione della destra conservatrice, l’esito del referendum ha prodotto numerose critiche. “Non è stato risolto nessun problema, né i diritti delle donne sono progrediti“, è stato il commento di Roger Nordmann del partito socialista, e la sua collega Tamara Funiciello si è espressa nello stesso modo: “Smettiamola di dire alle donne come si devono vestire“. Eloquente anche il commento di Amnesty International: “Una politica pericolosa che viola i diritti delle donne, inclusi quelli della libertà di espressione e della libertà religiosa“.

Una grande delusione per i musulmani che sono nati e cresciuti in Svizzera“, il commento del Consiglio centrale islamico della Svizzera. E negativamente si è espresso anche la Federazione Svizzera del Turismo: “La Svizzera, Paese aperto, era lieta di accogliere turisti con il velo integrale, ma i ricchi ospiti degli Stati del Golfo sono ormai persi“: l’esempio più lampante sarebbe quello del Canton Ticino, che ha perso il 30% dei visitatori provenienti dai Paesi arabi dopo l’introduzione del divieto.

In quali Paesi è vietato il velo

Sono circa quindici i Paesi europei in cui è vietato indossare il velo integrale in pubblico. La prima nazione ad approvare le restrizioni è stata la Francia nel 2011, ma già nel 2004 il Paese aveva vietato qualsiasi segno religioso visibile (crocifissi compresi) in pubblico. Nello stesso anno un provvedimento analogo è stato introdotto anche in Belgio.

Da agosto 2018 il divieto di indossare burqa e niqab è entrato in vigore anche in Danimarca, mentre in Austria è vietato il velo integrale negli spazi pubblici, e le ragazze musulmane non possono portarlo nelle scuole elementari. In Germania otto stati fanno divieto agli insegnanti di indossare l’hijab o altri simboli politici o religiosi, mentre il divieto non sussiste per gli studenti. Il divieto negli spazi pubblici vale anche in Bulgaria e Lettonia.

In Italia restrizioni del genere non ci sono a livello nazionale (anche se, in generale, è vietato coprirsi integralmente il volto con veli o caschi da motociclista), ma in Lombardia e Veneto è proibito il velo integrale in ospedali ed edifici pubblici.