La Russia sanziona la Ue: divieto di ingresso per Sassoli e altri sette

La mossa è una ritorsione del Cremlino per le misure imposte dall’Unione per l’arresto e la detenzione di Navalny

Al presidente del Parlamento europeo David Sassoli e ad altri sette cittadini dell’Unione europea e rappresentanti delle istituzioni comunitarie è stato vietato l’ingresso in Russia. Lo ha riferito il ministro degli Esteri della Federazione, Sergej Lavrov, per rispondere alle sanzioni rinnovate dalla Ue nei confronti di Mosca. Il 2 e il 22 marzo, infatti, Bruxelles aveva imposto nuove misure restrittive nei confronti di cittadini e enti russi per “violazioni dei diritti umani” in Russia e in tutto il mondo. In particolare, Mosca ha risposto alle misure adottate da Bruxelles in difesa dell’oppositore di Putin Alexei Navalny, in carcere da febbraio e condannato a 3 anni di reclusione.

Le sanzioni russe hanno colpito, oltre Sassoli, la vicepresidente della Commissione europea per i valori e la trasparenza, Vera Jourova, due cittadini lettoni (Ivars Abolins e Maris Baltins, regolatore dei media e direttore del centro Statale linguistico del Paese baltico), un francese (Jacques Maire, membro della delegazione transalpina all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa), un tedesco (Jorg Raupach, capo della procura di Berlino), Osa Scott (capo del laboratorio svedese di sicurezza chimica, biologica, radiazioni e nucleare dell’Istituto ricerca per la difesa) e il capo dell’Ispettorato nazionale sulla lingua estone, Ilmar Tomusk.

L’agenzia russa Interfax ha riportato per intero la motivazione delle sanzioni del Cremlino:

L’Unione europea continua la politica di misure restrittive unilaterali illegittime contro i cittadini e le organizzazioni russe. Solo nel marzo 2021, sei russi sono stati soggetti a restrizioni UE illegali. Questa pratica è contraria alla Carta delle Nazioni Unite e alle norme fondamentali del diritto internazionale. È accompagnato da isteria anti-russa deliberatamente dispersa nei media occidentali. Non supportato da prove. Tutte le nostre proposte per risolvere eventuali problematiche che sorgono tra la Russia e l’UE vengono costantemente ignorate o respinte

Navalny, ma non solo

L’Unione europea, il 2 marzo, aveva vietato a quattro funzionari russi (Alexander Bastrykin, Igor Krasnov, Viktor Zolotov e Alexander Kalashnikov) l’ingresso in qualsiasi paese dell’Ue, per le accuse di arresto arbitrario, nel processo e nella condanna ad Alexei Navalny, e per la repressione violenta delle proteste pacifiche innescate dalla sua vicenda. Venti giorni dopo, il Consiglio d’Europa aveva imposto nuove sanzioni verso esponenti di Cina, Corea del Nord, Libia e Russia, ritenuti responsabili di aver violato i diritti umani. Mosca, nello specifico, era stata colpita per aver represso dissidenti ed esponenti della comunità Lgbt in Cecenia. Nei confronti delle persone e degli enti sanzionati, il Consiglio d’Europa aveva stabilito, oltre al divieto di viaggio, anche il congelamento di alcuni beni.

La risposta di Sassoli

Non si è fatta attendere la risposta del Presidente del Parlamento europeo, che su Twitter ha scritto: “A quanto pare, non sono benvenuto al Cremlino. Lo sospettavo un po’. Nessuna sanzione o intimidazione fermerà il Parlamento europeo o me dalla difesa dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Le minacce non ci zittiranno. Come ha scritto Tolstoj, non c’è grandezza dove non c’è verità“.

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