La Foresta Amazzonica è in vendita su Facebook: l’inchiesta della BBC

Dall’azienda californiana hanno fatto sapere che collaboreranno con le autorità, ma non potranno vigilare su tutti gli annunci pubblicati sul loro store

27 Febbraio 2021 18:18

Un’inchiesta della BBC ha rivelato come, attraverso il marketplace di Facebook, è possibile acquistare interi lotti della Foresta Amazzonica del Brasile.

Ovviamente, il tutto senza una reale autorizzazione governativa, ma semplicemente passando attraverso chi di quelle terre ha preso illegalmente possesso.

Gli appezzamenti, grandi anche migliaia di chilometri quadrati, sono facilmente raggiungibili digitando le parole “floresta” o “selva nativa” nella barra di ricerca del marketplace, e inserendo come località la Rondônia, uno degli stati brasiliani più deforestati in assoluto.

Così facendo, senza bisogno di scavare troppo a fondo, è possibile individuare gli annunci dei terreni, e comprarli come qualunque altro oggetto presente sul market.

IL METODO

Dietro queste transazioni pare esserci un vero e proprio metodo d’azione. Chi finisce per vendere questi lotti su Facebook come prima cosa dà loro fuoco, disboscandoli e sostenendo ufficialmente che quella terra ormai non è più funzionale al suo scopo originario e che per questo motivo piò essere messa sul mercato.

Fabricio Guimarães è uno degli uomini che si occupa di bruciare le terre e poi mettere in atto le transazioni, spacciandosi per un avvocato. Viene inchiodato da una telecamera nascosta mentre mostra a un finto acquirente il pezzo di foresta pluviale che aveva raso al suolo. E quando gli viene chiesto com’è possibile che tutto ciò avvenga in maniera così semplificata, la sua risposta è “qui non c’è alcun rischio di ispezione da parte degli agenti statali”.

Guimarães si riferisce ai pochi controlli che il governo di Jair Bolsonaro mette in atto in quelle zone. Anzi, da quando è al potere, il presidente ha ridotto del 40% i fondi per l’Ibama, l’ente federale che si occupa di regolare la deforestazione e tutelare le aree vergini. A ciò deve aggiungersi l’approvazione di 57 leggi che indeboliscono le tutele per l’ambiente, che hanno così favorito la deforestazione finalizzata allo sviluppo economico.

GLI INDIGENI E LE ORGANIZZAZIONI CRIMINALI

Il problema di quei terreni, il più delle volte, è che sono abitati da popolazioni indigene che dovrebbero essere tutelate dallo stato. Nel momento in cui però questi personaggi prendono illecitamente possesso dei terreni, la loro protezione viene meno. Il passaggio, come racconta il reporter della BBC è reso possibile da alcuni passaggi politici tutt’altro che trasparenti.

Alvim Souza Alves è un altro mercante di terreni ripreso dall’emittente britannica, che stava cercando di vendere un lotto all’interno della riserva degli indigeni Uru Eu Wau Wau. Sempre a una telecamera nascosta, Alves ha ammesso che a rendere possibili questi illeciti sono delle organizzazioni criminali come l’Associazione Curupira, un’organizzazione criminale specializzata nella sottrazione delle terre indigene.

Alves ha detto al giornalista di essere stato diverse volte aiutato da alcuni esponenti politici ad ottenere la liberalizzazione del commercio delle aree protette. Stando a quanto riporta la BBC, il principale alleato in questa operazione sarebbe il deputato Joao Chrisostomo del Partito social liberale, di cui ha fatto parte il presidente Jair Bolsonaro prima di fondare il proprio movimento politico.

E FACEBOOK?

Dopo aver condotto l’inchiesta, ovviamente, i giornalisti britannici hanno chiesto spiegazioni a Facebook, cercando di capire se davvero potesse essere così facile vendere pezzi di quello che conosciamo come “il polmone verde del mondo” sul proprio marketplace. La risposta è stata: “le nostre politiche commerciali richiedono che acquirenti e venditori rispettino le leggi e i regolamenti”, precisando quanto possa essere difficile per loro monitorare i milioni di annunci che ogni giorno vengono pubblicati sul loro store.

Nonostante si siano poi detti disponibili a collaborare con le autorità locali, però, i dubbi sulla legittimità di un sito web dove è possibile vendere pezzi di mondo rimangono tutti.

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