Liguria, via libera alla ricerca di titanio nel parco del Beigua. Col benestare del Ministro della Transizione Ecologica

La Regione Liguria dà il via libera all’attività di ricerca di titanio nell’area del Parco del Beigua e gli ambientalisti insorgono.

Una miniera nel Parco Naturale Regionale del Beigua? Tutti assicurano di no, ma quello che sta succedendo in questi giorni sembra puntare verso l’esatto contrario. Il 26 febbraio scorso la giunta della Liguria guidata da Giovanni Toti ha dato il via libera alla ricerca di titanio in quello che è il parco regionale più esteso della Liguria, un territorio di quasi 9mila ettari che si estende tra la città metropolitana di Genova e la provincia di Savona e che al suo interno include anche il monte Beigua che dà il nome al parco tutelato dall’UNESCO.

Sotto al gruppo montuoso ligure si nasconde un prezioso giacimento di titanio da oltre 400 milioni di tonnellate. Un giacimento che, secondo le stime fatte nel 2012, potrebbe valere tra i 400 e i 600 miliardi di euro. Un vero e proprio tesoro su cui da anni sono concentrate le mire della Compagnia Europea per il Titanio (Cet), che già nel 2015 era arrivata ad un passo dall’ottenere l’autorizzazione a prelevare alcuni campioni dall’area del monte Tarinè a scopo di ricerca.

Fu il TAR a bloccare tutto con una motivazione tanto semplice quanto efficace: perchè intraprendere un’attività di ricerca in un territorio in cui l’estrazione è vietata dalle norme che tutelano il parco regionale della Liguria?

La sottoposizione dell’area sulla quale si dovrebbe svolgere la ricerca mineraria a molteplici vincoli, sia paesaggistici che ambientali, è di tale pervasività che non residua nessuno spazio per intraprendere un’attività di ricerca che, non essendo compiuta da un istituto scientifico ma da un’azienda estrattiva, avrebbe avuto come fine ultimo l’estrazione di minerali, certamente vietata dalle norme a tutela del Parco.

Sei anni dopo, però, il nuovo tentativo della Compagnia Europea per il Titanio, azienda con sede a Cuneo, è andato a buon fine grazie a Giovanni Toti e alla sua giunta, che col decreto dirigenziale 1211 del 26 febbraio ha di fatto autorizzato l’azienda a condurre attività di ricerca in un’area di 229 ettari al limite del parco del Beigua, di cui 46 ettari in un’area qualificata come zona speciale di conservazione.

Parco del Beigua. Cosa farà la Compagnia Europea per il Titanio?

La Compagnia Europea per il Titanio trascorrerà i prossimi tre anni a valutare con attenzione il terreno incluso in quei 229 ettari per poi stilare una rapporto finale comprensivo di elaborati grafici e fotografici.

Nello specifico, si legge nel documento approvato dalla giunta regionale della Liguria, l’autorizzazione concessa alla Compagnia Europea per il Titanio prevede:

  • raccolta e valutazione analitica dei lavori svolti in precedenza, che comprende l’acquisizione di tutti i dati cartografici, geologici, giacimentologici disponibili e la loro analisi;
  • rilevamento geologico e strutturale a scala regionale, basato su interpretazione di fotografie aeree e di immagini satellitari, supportate da controlli geologici sul terreno per l’identificazione delle mineralizzazioni definite nel corso della fotointerpretazione;
  • rilevamenti geologico-strutturali effettuati a piedi, senza prelievo di campioni, utilizzando esclusivamente piste e sentieri esistenti, con accesso consentito, finalizzati a mappare nel dettaglio la distribuzione (areale e superficiale) delle mineralizzazioni presenti;
  • analisi puntuali, non invasive né distruttive del suolo e del soprassuolo, mediante l’impiego di strumenti portatili XRF, finalizzate a definire le concentrazioni delle mineralizzazioni presenti;

Documento alla mano, le attività della Compagnia Europea per il Titanio “non modificheranno lo stato dei luoghi esistente, non generando impatti significativi e negativi all’ambiente naturale e al paesaggio, in quanto non interferiranno con i processi naturali ivi presenti e non comporteranno metodi distruttivi o prelievi di campioni minerali, vegetali o animali“.

Ricerca senza puntare all’estrazione? Gli ambientalisti sul piede di guerra

Qual è lo scopo di questa attività di indagine se, a prescindere da quello che rivelerà il rapporto finale, non c’è alcuna possibilità di aprire una minierà di titanio nell’area? Gli enti ambientalisti sono già in rivolta. Il presidente dell’Ente Parco del Beigua, il sindaco di Sassello Daniele Buschiazzo, ha già annunciato ricorso immediato al Tar:

La Regione ha dato il permesso di ricerca a una srl che ha nel proprio oggetto sociale l’estrazione di minerali dal sottosuolo. A cosa servirebbero le ricerche, se non a una miniera? […] A nessuno verrebbe in mente di autorizzare una discarica di fianco al giardino di Boboli. Così non è accettabile aprire la strada a una cava di titanio in un’area tutelata dal piano del Parco, che, ricordo, regola anche il territorio del Geoparco Unesco.

A sorprendere tutti, però, non è stata la decisione della giunta di centrodestra, ma il benestare arrivato dal Ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Rispondendo ai deputati di LeU Luca Pastorino e Federico Fornaro durante il question time alla Camera, Cingolani ha assicurato che ogni attività di sfruttamento ed estrazione mineraria rimarrà radicalmente vietata.

Perché, quindi, dare il via libera alla ricognizione geologica se la finalità ultima non è quella di estrarre il titanio?

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