Cosa non è stato modificato dei decreti Salvini? Le norme sull’ordine pubblico

Tante le modifiche apportate ai decreti di Salvini, ma c’è qualcosa che il Conte Bis non ha voluto toccare: le norme sull’ordine pubblico.

Il governo Conte 2, dopo mesi di trattative e discussioni tra le due principali forze politiche che lo compongono, ha finalmente deciso di modificare i cosiddetti decreti Salvini, i due criticatissimi decreti Sicurezza approvati durante il governo gialloverde quando il leader della Lega era Ministro dell’Interno.

Non una cancellazione totale dei testi voluti dal leader dei populisti, ma una modifica ad alcune delle norme che erano state introdotte. Alcune, non tutte. Abbiamo già visto cosa cambierà sul fronte dei migranti e della protezione degli stessi, così come per le navi delle ONG che effettuano i salvataggi nel Mediterraneo, ma c’è qualcosa che il governo Conte Bis ha deciso di non toccare: le norme sull’ordine pubblico.

Il blocco stradale resta al suo posto

Il testo voluto da Matteo Salvini, entrato in vigore nell’ottobre 2018 e convertito in legge due mesi dopo all’articolo 23, Disposizioni in materia di blocco stradale, equiparava l’ostruzione dei binari a quella stradale e ripristinava il discusso reato di blocco strada con pene pesantissime che possono arrivare fino a 6 anni di carcere:

Chiunque, al fine di impedire od ostacolare la libera circolazione, depone o abbandona congegni o altri oggetti di qualsiasi specie in una strada ordinaria o ferrata o comunque ostruisce o ingombra una strada ordinaria o ferrata, ad eccezione dei casi previsti dall’art. 1-bis, è punito con la reclusione da uno a sei anni.

Il ripristino del blocco stradale, depenalizzato nel 1999, era stato accolto da numerosi giuristi come un “eccesso di autoritarismo” e una profonda limitazione al diritto di manifestare. Salvini aveva giustificato quella decisione con la necessità di limitare gli episodi in grado di compromettere la sicurezza dei trasporti e la libera circolazione dei veicoli, ma a conti fatti è un modo per punire, con pensanti sanzioni e con l’arresto, chi si riunisce in strada per manifestare.

Il testo, infatti, precisa che si rischiano le sanzioni previste in caso di ostruzione o ingombro di una strada in qualsiasi modo, ma anche in caso di deposito o abbandono di congegni su una strada pubblica.

Le modifiche approvate ieri sera dal Consiglio dei Ministri non hanno toccato neanche da lontano quella parte dei decreti Salvini, così come non hanno toccato in alcun modo la parte più restrittiva sui manifestanti che portano in piazza strumenti difensivi come scudi e caschi.

Resta anche il freno messo alle manifestazioni

L’articolo 6 del decreto sicurezza bis, entrato in vigore nel giugno 2019, poche settimane prima della decisione di Salvini di provare a prendersi i pieni poteri a lungo desiderati, era riuscito a mettere una museruola alle manifestazioni pubbliche di protesta e alle manifestazioni sportive, stabilendo che “chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone o l’integrità delle cose, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti a offendere, è punito con la reclusione da uno a quattro anni“.

Lo stesso decreto stabiliva anche il divieto all’utilizzo di caschi o di un qualsiasi dispositivo che impedisce il riconoscimento delle persone e introduceva una serie di aggravanti per reati come “violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”, inasprendo anche le pene per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

A distanza di poco più di un anno dall’entrata in vigore di quel decreto, e dopo mesi di discussioni e trattative, il governo di Giuseppe Conte ha ritenuto opportuno non toccare questi aspetti dei decreti Salvini, lasciando di fatto in vigore – chissà fino a quando – il freno messo dalla destra di Salvini in quei 14 mesi al governo.

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