Dagli USA: “Covid, l’80% dei contagi in bar, ristoranti e palestre”

Una nuova analisi pubblicata su Nature punta il dito sulle attività che sarebbero principale veicolo di trasmissione del coronavirus

13 Novembre 2020 14:35

Dalla rivista Nature giunge uno studio che potrebbe dare informazioni decisive per le misure che le varie autorità nazionali dovrebbero adottare contro la diffusione del Covid-19. Stando alle conclusioni tratte dal team di esperti che ha condotto l’indagine, 8 infezioni di coronavirus su 10 avvengono in ristoranti, palestre, bar e altri luoghi al coperto nei quali è facile creare affollamento. Uno studio particolarmente importante perché darebbe finalmente le risposte alle tante domande che fin qui si sono fatte in Italia anche tanti esponenti politici o governatori delle Regioni.

USA: contagi maggiori nelle zone a basso reddito

Perché bar, ristoranti e palestre sono state le prime attività a chiudere nuovamente all’inizio della seconda ondata e la bontà della decisione sarebbe confermata da questa indagine per la quale il team che vi ha lavorato ha mappato circa 98 milioni di persone che hanno frequentato anche supermercati, chiese, bar, alberghi. Per il tracciamento del campione sono stati utilizzati i dati relativi agli spostamenti forniti dai telefoni cellulari in 10 città degli USA – Atlanta, Chicago, Dallas, Houston, Los Angeles, Miami, New York, Philadelphia, San Francisco e Washington D.C – tra i mesi di marzo e maggio. Tra i dati emersi dallo studio, c’è anche un aspetto “economico” dei contagi, perché i quartieri abitati da persone a basso reddito sono stati maggiormente colpiti dal virus. In queste aree, infatti, i locali pubblici son risultati più affollati rispetto alle zone residenziali o comunque abitate da americani a reddito più alto.

Che i luoghi al chiuso e particolarmente affollati mandassero il virus a nozze lo si sapeva già, ma con questo studio pubblicato su Nature si hanno dati più precisi sul peso specifico di ciascuna attività nella trasmissione dei contagi, proprio grazie al tracciamento degli spostamenti, degli orari e tenendo conto anche delle misure restrittive disposte nel lasso di tempo analizzato. Curiosamente, però, non sono rientrati nello studio né le scuole né i luoghi di lavoro (uffici, in prevalenza). Ad annunciare i risultati della ricerca è stato Jure Leskovec, informatico dell’Università di Stanford e autore senior dello studio, che in videoconferenza ha affermato: “I ristoranti sono risultati di gran lunga i luoghi più rischiosi, circa quattro volte più di palestre e caffetterie, seguiti dagli hotel”. Con Leskovec hanno collaborato studiosi di Stanford, della Northwestern University, di Microsoft Research e di Chan Zuckerberg Biohub.

Per stabilire le differenze tra aree ad alto e basso reddito, sono stati decisivi i supermercati: in 8 delle città prese in esame è risultato che la velocità di trasmissione era ben due volte maggiore nelle aree meno abbienti. Questo perché in questi quartieri gli alimentari avevano il 60% in più delle persone nei colali per metro quadrato. Inoltre, queste persone hanno mostrato un tendenza a stare per più tempo all’interno degli esercizi commerciali.

Attualità