COVID-19 e anticorpi: quanto durano e quanto sono efficienti? Lo svela uno studio italiano

Uno studio tutto italiano fornisce conferme positive sugli anticorpi contro il COVID-19 e uno strumento utile per evitare i casi più gravi.

Fin dall’inizio della pandemia da COVID-19, ormai più di un anno fa, la scienza si è interrogata sulla durata e l’efficienza degli anticorpi sviluppati da chi ha contratto l’infezione. Se in un primo momento si poteva procedere soltanto per ipotesi, col passare del tempo è stata la realtà dei fatti a darci le risposte che possono aiutarci a contrastare il virus SARS-CoV-2 e le sue varanti nei prossimi mesi.

A fare un punto della situazione a quindici mesi dalle prime infezioni registrate in Italia è stata l’Unità di Evoluzione e trasmissione virale dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano in collaborazione coi ricercatori del San Raffaele Diabetes Research Institute. Lo studio i cui risultati sono stati pubblicati oggi sulla rivista Nature Communications è stato condotto nel corso di questi mesi seguendo 162 pazienti positivi a SARS-CoV-2, con sintomi di entità variabile, che si sono presentati al pronto soccorso dell’Ospedale San Raffaele durante la prima ondata della pandemia in Italia, quindi tra il marzo e l’aprile dello scorso anno.

I ricercatori delle due strutture all’avanguardia in Italia hanno prelevato dei campioni di sangue da 162 pazienti che hanno preso parte allo studio in due diversi momenti: tra il marzo e l’aprile 2021, quando questi si sono presentati in pronto soccorso, e lo scorso novembre, otto mesi dopo, così da poter fare un confronto nel tempo.

Il gruppo di pazienti oggetto dello studio è composto al 67% da maschi, con un’età media di 63 anni. Il 57% soffriva di una seconda patologia oltre al COVID-19 al momento della diagnosi, l’ipertensione (44%) e il diabete (24%) le più frequenti. Su 162 pazienti, 134 sono stati ricoverati.

COVID-19, quanto durano gli anticorpi

Sulla base dei dati raccolti nel periodo di tempo preso in considerazione da questa prima fase dello studio, non ci sarebbe alcuna correlazione tra la persistenza degli anticorpi dopo aver contratto e superato l’infezione da COVID-19 e la gravità della malattia, l’età dei soggetti o la presenza di altre patologie.

Ad otto mesi di distanza dal primo prelievo, la quasi totalità dei pazienti oggetto dello studio presentava ancora gli anticorpi contro il COVID-19. Questo significa che, pur riducendosi nel tempo, gli anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 persistono nei pazienti fino ad almeno otto mesi dopo la diagnosi di COVID-19. Sui 162 pazienti, dicono i ricercatori, solo tre i pazienti non mostravano più positività al test.

L’importante scoperta dello studio italiano

Lo studio tutto italiano, però, ha fatto emergere un altro aspetto che potrebbe rivelarsi fondamentale in futuro per prevenire gli effetti più gravi dell’infezione. La presenza precoce degli anticorpi è fondamentale per combattere l’infezione con successo: “Chi non riesce a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19“.

I dati emersi dallo studio parlano chiaro: “Il 79% dei pazienti arruolati ha prodotto con successo questi anticorpi entro le prime due settimane dall’inizio dei sintomi. Chi non ci è riuscito è risultato a maggior rischio per le forme gravi della malattia, indipendentemente da altri fattori come l’età o lo stato di salute“.

Gabriella Scarlatti, direttrice dell’Unità di Evoluzione e Trasmissione Virale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha spiegato che sulla base di quanto scoperto potremo prevenire le forme più gravi del COVID-19 identificando i pazienti incapaci di produrre anticorpi neutralizzanti entro la prima settimana dall’infezione, così da trattarli con tempestività prima che i sintomi aumentino e la situazione si aggravi.

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