Cosa sta succedendo in Colombia

Da giorni il Paese è teatro di scontri violentissimi tra i cittadini, in piazza contro il governo, e la polizia: sono già 20 le vittime

Tutto è iniziato tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, con l’annuncio, da parte del presidente Ivan Duque, della proposta di una riforma fiscale. Per gli oppositori, il provvedimento avrebbe colpito specialmente la classe media e le fasce più in difficoltà della popolazione, già duramente provata dalla pandemia e dalla crisi economica connessa. In Colombia, nell’ultimo anno, sono fallite oltre 500mila attività e il 43% della popolazione vive in povertà: rispetto al 2019, sono 2,8 milioni in più le persone che vivono in condizioni di indigenza.

La mossa di Duque aveva subito acceso le proteste di piazza, tanto da costringere il governo a fare un rapido dietrofront, e a ritirare la proposta, già il 2 maggio. Poco dopo, il ministro dell’Economia e principale sponsor della riforma, Alberto Carrasquilla, ha presentato le sue dimissioni. Non è bastato: il centro della protesta si è spostato dalla riforma fiscale al malcontento generale per l’operato dell’esecutivo, di centrodestra, per la pessima gestione della pandemia. Il Paese sta vivendo la terza ondata, e le strutture ospedaliere e le terapie intensive sono al collasso: il 3 maggio, su poco meno di 76mila test effettuati, ben 18.238 sono risultati positivi, una percentuale del 24%. Nel frattempo, meno del 7% della popolazione ha ricevuto la prima dose di vaccino e solo 1,77 milioni di persone ha ricevuto anche la seconda.

Alle manifestazioni di malcontento, il governo ha reagito con la repressione dura: almeno 20 persone sono rimaste uccise, mentre i feriti sono più di 800. L’esecutivo ha mandato in piazza anche l’esercito, oltre alla polizia, suscitando le dure critiche di Amnesty International: “In diversi casi le forze di sicurezza hanno usato armi letali e hanno fatto ricorso indiscriminato ad armi non letali come gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Le forze di sicurezza hanno usato fucili Galil Tavorn il 30 aprile a Cali e armi semi-automatiche il 2 maggio a Popayán. Il 1° maggio a Bogotá sono stati sparati proiettili veri da un blindato“.

La violenza è esplosa soprattutto nelle grandi città, da Bogotà a Medellin e Cali. Nella capitale, il 4 maggio, sono rimasti feriti 30 civili e 16 agenti, e diverse stazioni di polizia sono state date alle fiamme, mentre a Cali – nella stessa notte – ci sono state cinque vittime e 33 feriti. Proprio qui, un ragazzo di 22 anni (Nicolas Guerrero) che stava filmando gli scontri è stato raggiunto alla testa da un proiettile sparato dalle forze dell’ordine.

“Pensavo che la polizia stesse usando proiettili di gomma, invece erano armi da fuoco. Un ragazzo è morto ai nostri piedi, lo abbiamo visto agonizzare”, ha detto al Pais un avvocato, Juan David Gomez, che era in strada a Cali. Anche un ragazzo di 17 anni, Marcelo Agredo Inchima, è stato ucciso dalla polizia, già il 28 aprile: sua colpa aver spinto un agente, che ha reagito sparando. Kevin Antoni Agudelo, 22 anni, è stato invece raggiunto a morte da un colpo di fucile mentre poneva una candela commemorativa per le vittime.

Nonostante l’uso spropositato della forza, il presidente Duque ha aperto al dialogo con i movimenti sociali per mettere fine alle manifestazioni in tutto il Paese. I video e le immagini della violenza delle forze dell’ordine, però, sta spingendo sempre di più i cittadini a scendere in piazza.

La riforma serve davvero?

Assodato che, ormai, nessuno nel Paese pensa più alla riforma fiscale, in molti si sono interrogati sull’utilità o meno della manovra. Mentre per gli avversari di Duque la riforma avrebbe colpito soprattutto le classi più disagiate, altri ritengono che fosse necessaria, perché avrebbe rimosso delle esenzioni sull’imposta corrispondente all’Iva e avrebbe abbassato la soglia iniziale per l’imposta sul reddito. Per il governo, queste misure sarebbero servite a raccogliere liquidità per finanziare programmi sociali, ai quali avrebbero avuto accesso circa 19 milioni di colombiani.

Dall’inizio della pandemia, il deficit colombiano è triplicato fino all’8% del prodotto interno lordo. La riforma avrebbe, in questo senso, aiutato le casse dello Stato. Ma adesso tutto questo sembra non contare più.

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