Cosa aspetta Draghi a sottrarre la campagna vaccinale alle Regioni in difficoltà?

C’è ancora troppa disparità nella campagna vaccinale in Italia, ma il governo ha già pronto un piano d’attacco per le Regioni.

Uniformare la campagna vaccinale in tutta Italia. Era uno dei primi obiettivi di Mario Draghi, annunciato fin dalle sue dichiarazioni programmatiche al Senato e alla Camera e ribadito anche durante il suo intervento al centro vaccinale anti-COVID di Fiumicino lo scorso 12 marzo. Ed è anche il motivo per cui il nuovo premier ha subito mandato a casa Domenico Arcuri e scelto un esperto di logistica come il Generale Francesco Paolo Figliuolo come nuovo Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19.

A quasi due mesi dall’insediamento del nuovo esecutivo la campagna vaccinale in molte Regioni d’Italia è ancora in pieno caos. A Regioni come il Lazio che sta procedendo con un’organizzazione precisa e puntuale si affiancano Regioni come la Lombardia, la Calabria, la Puglia o la Toscana ben lontane dal trovare una quadra. C’è chi si appresta a concludere le vaccinazioni degli over 80, chi non ha ancora cominciano, chi ha già terminato di vaccinare il personale scolastico e chi non sa neanche quando inizierà a farlo.

Le Regioni non chiedono aiuto alla Protezione Civile per la campagna vaccinale

Ogni Regione sta procedendo in modo autonomo con disparità enormi tra le Regioni più virtuose e quelle in cui regna il caos, ma il governo centrale ad oggi è rimasto a guardare. Di fronte all’incompetenza di Attilio Fontana in Lombardia, ad esempio, il governo Draghi non soltanto non ha commissariato con effetto immediato la sanità regionale, ma non ha neanche imposto l’arrivo della Protezione Civile per prendere le redini della campagna di vaccinazione. E lo stesso vale per le altre Regioni in difficoltà.

La strada di sottrarre alle Regioni la campagna sui vaccini non è stata percorsa – e non sarebbe neanche corretto nei confronti delle Regioni più virtuose – ma neanche mettere a disposizione la Protezione Civile su base volontaria è servito a spingere le Regioni in difficoltà a chiedere aiuto, in quanto chiedere aiuto significherebbe ammettere il proprio fallimento.

La nuova strategia: valutazione su target settimanali

Se la prima strada non è stata percorsa e la seconda strada non sta funzionando, il governo è pronto a scegliere una terza via: fissare degli obiettivi settimanali da raggiungere sul fronte delle somministrazioni e intervenire lì dove questi obiettivi non vengono raggiunti così da arrivare, sul lungo periodo, ad omogeneizzare il più possibile la campagna di vaccinazione in tutto il Paese.

Le Regioni che per vari motivi resteranno indietro potranno avvalersi sul supporto della struttura nazionale, coordinata dalla Protezione Civile, che interverrà sugli aspetti nei quali le Regioni troveranno maggiori difficoltà, dai sistemi per la prenotazione degli appuntamenti alla mancanza di personale per le somministrazioni o anche sul fronte delle strutture in cui i vaccini saranno somministrati.

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