“Investimento troppo generico”. Così la Corte dei conti ha bocciato ReiThera

I magistrati hanno ravvisato delle incongruenze tra il piano presentato e la normativa sugli aiuti di Stato. Ma il progetto può riprendere

Il progetto di investimento da 80 milioni di euro sul vaccino ReiThera era troppo generico. Per questo, la settimana scorsa, il finanziamento è stato bloccato. È quanto emerge dalle motivazioni depositate dalla Corte dei Conti al provvedimento con cui ha ricusato il visto, e la registrazione seguente, del decreto del Ministero dello sviluppo economico dello scorso 22 febbraio, con cui fu approvato l’accordo tra lo stesso Mise, Invitalia e l’azienda romana: in base a quell’accordo si sarebbe così sostenuto il progetto di sviluppo industriale da realizzare nello stabilimento produttivo di Castel Romano.

Sarebbe stata la chiave per rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista della produzione e della distribuzione dei vaccini anti-Covid, ma delle incongruenze ne hanno stoppato l’iter. Secondo i magistrati, il progetto è inconciliabile con quanto previsto nel decreto del 2014 sugli aiuti di Stato, secondo il quale questi sono possibili “nella misura necessaria alle finalità del progetto oggetto della richiesta di agevolazioni“, e non per finalità generali, produttive o di ricerca – anche per conto terzi – perseguite da ReiThera, e nemmeno per le finalità più generali di rafforzamento della consistenza patrimoniale dell’impresa. Circostanza che invece sono emerse dal progetto in esame, e che quindi ne hanno determinato lo stop.

Infatti, come sottolineato dalla Corte dei Conti, queste iniziative non possono riguardare l’intero plesso aziendale, ma solo delle specifiche e determinate “unità produttive“. Invece, l’acquisto della proprietà della sede operativa della società, a Castel Romano (per 4 milioni) non riguarda la singola unità, ma l’intera sede in cui l’azienda svolge le sue attività. Per “singola unità”, dicono i magistrati della Corte dei Conti, invece, andava intesa l’unità di infialamento e confezionamento da realizzare. Nel 2019, nota la Corte, le attività di ReiThera hanno riguardato essenzialmente “ricerca e sviluppo per conto della società controllante Keires A.G.”, come d’altronde era riportato nella relazione di Invitalia.

Sotto la soglia minima

Gli aiuti di Stato, tra l’altro – sempre secondo il decreto del 2019 – possono essere erogati a partire da una soglia minima di 10 milioni di euro, mentre il costo stimato per la realizzazione dell’impianto di infialamento e confezionamento (come abbiamo visto, la singola unità produttiva da considerare) ammontava a 7,7 milioni. “L’assenza di un valido e sufficiente investimento produttivo non ha consentito di ammettere al visto di legittimità l’atto in esame“.

Porta socchiusa

Sul caso è intervenuto anche il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, che ha precisato come sia “disponibile a contribuire al progetto del vaccino Reithera nelle forme e nei modi consentiti utilizzando diversi e innovativi strumenti previsti anche dalle nuove norme“, anche in previsione di un incontro con l’azienda. “La fase 3 della sperimentazione del vaccino dipende da Reithera e dagli investimenti. Siamo pronti a riprendere il nostro lavoro, ma la sperimentazione dovrà però essere valutata da chi finanzia lo studio. Come Spallanzani siamo pronti e disponibili“, ha detto Francesco Vaia, direttore dell’Istituto Spallanzani ad Agorà, su Rai 3.

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