Coronavirus, in Cina stanno aumentando i casi, qual è la risposta delle autorità?

Nuovi casi registrati nelle province del nord. Intensificati tamponi e tracciamenti (ben 2 mln di persone saranno testate) in attesa del Capodanno cinese

Cresce in Cina la preoccupazione per una nuova ondata di Coronavirus. Secondo quanto dichiarato dalla Commissione Nazionale Sanitaria cinese, il 21 gennaio sono stati confermati 103 nuovi casi di COVID-19. Più di cento casi sarebbero stati registrati a nord del Paese, soprattutto nelle province di Heilongjiang e di Hebei.

Un articolo di ChinaDaily riporta che martedì 19 gennaio un’azienda della città di Harbin avrebbe riscontrato un caso di positività tra i lavoratori. Le autorità della provincia dell’Hebei avrebbero provveduto a chiudere immediatamente l’azienda, avviando tamponi per tutti i dipendenti e ritirando dal mercato i prodotti. Due giorni dopo i tamponi effettuati sarebbero stati 60mila, tutti negativi. Settanta passeggeri di un treno sarebbero stati inoltre testati a causa di una donna risultata positiva e altre ottocento persone sarebbero ora soggette a tracciamento.

Parte della provincia di Hebei è ora in lockdown. Una misura che coinvolge 22 milioni di persone e che ha portato alla cancellazione di matrimoni, funerali e della conferenza provinciale del Partito Comunista. Le aree interessate dal lockdown si collocano in prossimità di alcune acciaierie. La Cina è tra i maggiori player mondiali di acciaio e quanto prodotto in Hebei contribuisce per più del 20% dell’output totale. Secondo quanto riportato da CNBC, le misure restrittive non dovrebbero per ora influenzare negativamente la produzione dell’acciaio. Due potrebbero tuttavia essere le conseguenze sfavorevoli: da un lato la contrazione della domanda interna a causa dell’improvvisa interruzione dei lavori del settore delle costruzioni; dall’altro gli effetti sul trasporto su ruota, per ora sostituito da quello su rotaia.

Il vice presidente Sun Chunlan si è recato il 20 gennaio nella provincia per ispezionare alcuni luoghi, tra cui centri anziani, aree destinate alla quarantena e ospedali.

La situazione a Shangai e Pechino

Giovedì 21 gennaio sono stati pubblicati su Twitter alcuni video che mostrano come sia la situazione a Shangai, città in cui sono stati confermati tre nuovi casi positivi. Un intero distretto è stato isolato. AFP conferma che nella giornata di venerdì 22 gennaio, in cui sono stati confermati sei nuovi casi, sarebbero stati sottoposti a lockdown il Fudan University Shanghai Cancer Center and il Renji Hospital, due dei maggiori ospedali della città.

Anche a Pechino la situazione si sta aggravando. I sobborghi Daxing e Shunyi sono stati posti questa settimana in stato di semi-lockdown e entro la fine del weekend milioni di abitanti dei distretti Dongcheng e Xicheng saranno sottoposti a tampone. Il giornalista di Repubblica e corrispondente dalla Cina Filippo Santelli ha pubblicato il 21 gennaio un tweet in cui riporta che le autorità di Pechino avrebbero imposto alle scuole di anticipare la chiusura prevista per il Capodanno a lunedì prossimo. Non si dovrebbe tornare in classe prima dell’1 marzo.

Test per milioni di persone

«È richiesto un sistema solido, supportato da obiettivi dettagliati di controllo e prevenzione, così come da squadre che si occupino di fare test, indagini epidemiologiche e tracciamento e di addetti alla gestione della quarantena, del coordinamento regionale e del controllo del traffico. Il sistema deve funzionare 24 ore al giorno senza sosta affinché ci sia una risposta veloce in caso di esplosione di contagi», si legge sul sito del governo cinese. I nuovi casi devono inoltre essere segnalati dagli ospedali entro due ore dal rilevamento. Entro le due ore successive devono essere avviate le indagini.

Caixin, media affiliato al governo, riporta che le autorità sanitarie avrebbero imposto di aumentare i controlli nelle zone rurali del Paese. Molti saranno infatti i cittadini cinesi che torneranno a casa per l’inizio delle celebrazioni del Capodanno cinese l’11 febbraio, spostandosi dalle grandi città alle zone più periferiche. Il piano adottato dal governo prevede che le città con meno di cinque milioni di abitanti completino le procedure di screening per tutta la popolazione entro due giorni; per le città con più di cinque milioni di abitanti è previsto invece che le operazioni si concludano entro tre o al massimo cinque giorni, anche grazie al supporto statale. Non sarà possibile viaggiare se non in possesso di esito negativo al tampone. Chi tornerà nelle aree rurali dovrà inoltre sottoporsi a una quarantena (non fiduciaria, ma monitorata quotidianamente dalle autorità locali) di almeno 14 giorni. Sono infatti proprio queste zone a rappresentare il fattore di rischio più elevato nella diffusione del virus. Tre sono le regioni evidenziate dal Global Times: le probabili riunioni in famiglia in occasione del Capodanno cinese; la reticenza di molti cittadini cinesi che abitano in quelle aree ad indossare le mascherine; la carenza in alcune zone di test e operatori per un tracciamento esteso.

Il 6 gennaio, in seguito all’annuncio del lockdown della città di Shijiazhuang (17 milioni di abitanti), le autorità hanno provveduto a effettuare più di dieci milioni di test in tre giorni. Come riportato dal The New York Times, 354 test sono risultati positivi, anche se molti asintomatici.

Stringenti le regole anche per chi arriva dall’estero. Le nuove disposizioni prevedono l’obbligo di sottoporsi a una quarantena di 14 giorni nei Covid Hotel, a una settimana di ulteriore isolamento e a successivi sette giorni di monitoraggio costante da parte delle autorità sanitarie locali.

Vaccini cinesi: quali sono?

Le autorità cinesi hanno dichiarato mercoledì 20 gennaio che sono stati iniettati in totale 15 milioni di dosi di vaccino, un numero che copre poco più dell’1% della popolazione. La campagna vaccinale, iniziata il 15 dicembre, prevede due fasi. Il primo step impone che la vaccinazione di alcune categorie chiave della società – operatori sanitari, studenti che vivono all’estero, addetti ai porti e operai della catena del freddo – sia da completarsi prima dell’inizio dei festeggiamenti del Capodanno cinese. Lo scopo è vaccinare almeno 50 milioni di persone entro metà febbraio, per procedere poi con il resto della popolazione. Cui Gang, funzionario dell’ufficio Prevenzione e Controllo delle Malattie della Commissione di Sanità Nazionale, ha dichiarato che sono state istituite tutto il Paese 25,392 postazioni per la somministrazione del vaccino.

Secondo il Centro Cinese di Controllo e Prevenzione delle Malattie, l’immunità verrebbe raggiunta solo qualora si vaccinasse almeno l’85% dei cittadini.

I vaccini cinesi approvati sono:

  • BBIBP-CorV, creato dall’Institute of Biological Products di Pechino. I trial sono stati realizzati dalla società di proprietà statale Sinopharm Biotech. L’efficacia annunciata è del 79.34%, ma ancora non sono stati pubblicati i risultati della fase tre (cioè la fase che permette di valutare sicurezza ed efficacia su larga scala). Zhang Yuntao, vice presidente e direttore della China National Biotec Group, ha dichiarato in una conferenza stampa che il vaccino sarebbe in grado di proteggere da tutte le varianti di Coronavirus oggi conosciute;
  • CoronaVac, creato da Sinopharm Biotech. Nonostante l’efficacia dimostrata sia oggi pari al 50.38% – il valore minimo affinché le autorità regolatorie autorizzino un vaccino contro il Coronavirus – CoronaVac è stato distribuito già in alcuni Paesi. L’Indonesia ha concesso l’11 gennaio l’autorizzazione in emergenza, la Turchia il 13 gennaio e il Brasile il 17 gennaio;
  • Convidecia, prodotto da CanSino Biologics in collaborazione con l’istituto di biologica dell’Accademia Militare cinese delle Scienze Mediche. È ancora sconosciuta la sua efficacia. Il 28 novembre il direttore di CanSino ha dichiarato che 40-50mila persone avevano già ricevuto il vaccino.

Per conoscere quali vaccini siano stati approvati e quanti siano ancora in fase uno, due e tre, puoi consultare il Coronavirus Vaccine Tracker del New York Times.

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