Coronavirus, i dubbi sul dato dei “ricoverati con sintomi”

I ricoverati con sintomi indicati nel bollettino della Protezione Civile sulla diffusione del coronavirus potrebbero includere asintomatici.

Nei bollettini che quotidianamente la Protezione Civile pubblica per illustrare la situazione della diffusione del coronavirus in Italia c’è un dato che è tra i più interessanti e significativi, ma che tuttavia potrebbe avere diverse interpretazioni. È quello sui “ricoverati con sintomi”. Interpretandolo alla lettera, farebbe pensare che si tratta del numero di persone che sono ricoverate in ospedale perché hanno i sintomi del Covid, tuttavia è lecito pensare che non sia così per tutte le regioni e che in quel numero possano essere incluse le persone che, pur essendo positive al Covid e pur essendo ricoverate in ospedale, in realtà non sono ricoverate per il Covid, ma per altri motivi.

Per esempio oggi il dottor Alessandro Perella, infettivologo dell’Unità di crisi della Campania, ha spiegato a Rainews 24:

Negli ospedali ci sono moltissimi asintomatici per il Covid, che vengono in ospedale per altre patologie, e hanno bisogno di altre cure, ma poiché il protocollo regionale prevede che si faccia lo screening su tutti, capita di trovare dei casi positivi anche tra chi non ha sintomi di Covid ed è ricoverato in ospedale

Questo tipo di casi di persone che si fanno ricoverare in ospedale per altre patologie e che poi vengono trovate positive al Covid non perché ne abbiano i sintomi, ma perché il protocollo ospedaliero ora prevede di sottoporre tutti a tamponi, rientra o no nel numero di “ricoverati con sintomi”? Ma soprattutto questa indicazione viene interpretata allo stesso modo in tutta Italia? In tutte le regioni? In tutti gli ospedali che comunicano i dati al Ministero della Salute?

La verità è che questa risposta non va cercata nel bollettino quotidiano diffuso dalla Protezione Civile, perché, come spiega l’Istituto Superiore della Sanità sui dati che riceve dalle regioni (con più “lentezza”), “i dati individuali vengono aggiornati da ciascuna Regione/PA con cadenza giornaliera e hanno la peculiarità di fornire un livello di dettaglio maggiore rispetto a quello previsto in altri flussi di dati (come per esempio quello della Protezione Civile o del Ministero della Salute). Infatti sono spesso disponibili informazioni sulle patologie preesistenti e sulle condizioni cliniche in cui versano i pazienti al momento dell’inserimento dei loro dati nella piattaforma”. Questo significa che solo i bollettini regionali e i dati elaborati dall’ISS possono dare indicazioni più dettagliate sulla situazione della diffusione del coronavirus rispetto al bollettino quotidiano della Protezione Civile.

Tra l’altro, sempre l’ISS spiega:

Come prevedibile in una situazione emergenziale, alcune informazioni possono essere temporaneamente incomplete. Ci si riferisce a questo quando si parla di informazioni “in fase di consolidamento”. In particolare, soprattutto nelle Regioni/PA in cui c’è un alto numero di contagi, di malati e di ricoverati, c’è la possibilità di un ritardo di alcuni giorni tra il momento dell’esecuzione del tampone per la diagnosi e la segnalazione sulla piattaforma dedicata. Per i dati più recenti va usata particolare cautela, perché ci può essere un ritardo di notifica dei casi, e questo non deve essere interpretato come indice dell’andamento dell’epidemia

Non a caso a volte le Regioni rettificano dei dati nei giorni dopo, anche dati importanti come il numero di morti.

Ricoverati con sintomi… ma asintomatici?

Non c’è garanzia, dunque, che tutti gli ospedali interpretino allo stesso modo il dato sui ricoverati con sintomi e nel bollettino quotidiano della Protezione Civile, che è un “aggregato” di dati, potrebbero essere inclusi sia coloro che sono ricoverati perché hanno sintomi del Covid, sia coloro che sono ricoverati per altri motivi, sono positivi al Covid, ma sono asintomatici, ma trovandosi in ospedale non possono essere indicati tra coloro che sono “positivi in isolamento domiciliare”. E in ogni caso queste persone devono essere incluse nel numero di “attualmente positivi” che è la somma di “ricoverati con sintomi” più “ricoverati in terapia intensiva” più “positivi in isolamento domiciliare”.

Quindi, sostanzialmente, il dato sui “ricoverati con sintomi” non deve far pensare che tutte le persone incluse in quella voce siano ricoverate a causa della Covid-19, ma probabilmente è incluso un ampio numero di persone che hanno avuto bisogno del ricovero per altri motivi, ma, in più, sono state trovate positive al coronavirus, pur essendo asintomatiche, come ha spiegato il dottor Perella per quanto riguarda la Regione Campania e come sicuramente avviene anche nelle altre regioni.

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