Chi è Rocco Morabito: il latitante numero due più pericoloso d’Italia

È stato arrestato in Brasile Rocco Morabito, il 2° latitante più pericoloso d’Italia, uno dei 10 più pericolosi al mondo: la sua storia

Con un’operazione congiunta tra Interopol, Polizia, Carabinieri e Polizia federale brasiliana si è giunti ieri in Brasile all’arresto di Rocco Morabito. Stiamo parlando del latitante numero due più pericoloso di’Italia, il 10° più pericoloso al mondo. Con lui è stato arrestato anche Vincenzo Pasquino, un altro soggetto inserito nell’elenco dei latitanti più ricercati a livello planetario. Si conclude così una latitanza durata, con qualche intervallo, circa 23 anni: su Rocco Morabito pende una condanna a 30 anni di reclusione per associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti.

L’ascesa di Morabito a Milano e la condanna

Membro della famiglia mafiosa dei Morabito di Africo, la popolarità di Rocco cresce tra gli anni ’80 e ’90 quando si trasferisce a Milano e costruisce qui il suo reticolo di contatti e affari. Non perdendo mai il collegamento con la città natale, accresce rapidamente il suo potere fino a diventare uno dei narcotrafficanti più attivi tra il Sudamerica e Milano. Nel 1994 la condanna a 30 anni di reclusione e l’inizio della latitanza, trascorsa per lo più nelle Americhe.

L’arresto in Uruguay dove viveva sotto falso nome

La sua fuga si interrompe nel 2017, quando viene individuato in un’operazione congiunta tra autorità italiane e uruguayane all’interno di un hotel di Montevideo. In Uruguay, Morabito viveva sotto una falsa identità, ovvero quella di un imprenditore brasiliano di 49 anni, Francisco Capelletto. Ville di lusso, piscine e soldi, tanti soldi, Morabito viene tradito dall’iscrizione della figlia a scuola con il suo vero cognome e finisce così in una cella del carcere “Central” di Montevideo. La sua reclusione, però, si interromperà il 24 giugno 2019, quando il boss in attesa di estradizione riesce ad evadere sfruttando una terrazza del carcere adiacente ad un palazzo in pieno centro a Montevideo. Aiutato da alcuni complici, Morabito attraversa un appartamento al 5° piano di un edificio, con le autorità che si accorgono della sua assenza nel carcere solo dopo 7 ore.

I servizi segreti uruguayani, avevano però avvisato per tempo il Ministero dell’Interno locale: con un’informativa, gli 007 avevano anticipato il piano del boss, che stava lavorando alla fuga proprio sfruttando i tetti dei palazzi adiacenti al carcere, proprio come poi avvenuto. Inoltre, nel report dell’intelligence, si parlava di diversi complici all’esterno pronti a nascondere ancora Morabito per evitare l’estradizione. Avvisi ignorati dal Ministero dell’Interno uruguayano, che dopo la fuga dal carcere ha ricevuto diverse segnalazioni sulla nuova latitanza di Morabito. Dal 2020, infatti, il boss calabrese era indicato sotto la protezione di gruppi criminali tra Brasile, Paraguay ed Argentina. La cosiddetta Triplice frontiera non è però riuscito a proteggerlo dall’ultima operazione che si spera stavolta lo riporti veramente in Italia per fargli scontare la sua pena.

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