Il canale di Suez è ancora bloccato: situazione in stallo da 3 giorni

Il cargo Ever Given, partito dalla Cina e diretto a Rotterdam, si è arenato a causa di una tempesta di sabbia. Bloccato il traffico navale

Da ormai tre giorni il Canale di Suez, in Egitto, è bloccato dalla Ever Given, una nave portacontainer incagliatasi martedì mattina. A causa di una improvvisa – e fortissima – raffica di vento, l’imbarcazione si è girata occupando in orizzontale il canale per la sua intera lunghezza, impedendo a qualsiasi altra nave di passare. Fortunatamente non ci sono stati feriti, né è stato perso petrolio.

La portacointainer, appartenente compagnia Evergreen Marine Corp, pesa più di 200mila tonnellate, è lunga 400 metri e larga 59. Avrebbe dovuto raggiungere Rotterdam, in Olanda, dopo essere partita dalla Cina. Inizialmente le autorità egiziane avevano parlato di un rapido ritorno alla normalità, al massimo nel giro di 24 ore, ma dopo tre giorni di stallo l’operazione sembra molto più complicata del previsto. Con tutte le conseguenze del caso: la più evidente, è quella del blocco di buona parte del commercio internazionale, visto che la rotta, unico collegamento tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano, e tra le più “trafficate” al mondo – non è più praticabile. Dal Canale di Suez passa circa un terzo del traffico navale al mondo. Sono ormai tante (almeno 150) le imbarcazioni ferme ai lati del canale e impossibilitate a passare.

Eppure, sin da subito sono arrivati sul posto rimorchiatori e altri mezzi (come gli scavatori, che dovrebbero liberare la prua dalla sabbia) che hanno cercato di raddrizzare la nave, senza però riuscirci: in tre giorni i progressi sono stati minimi. Al momento, la previsione più ottimistica è che ci vorrà una settimana per liberare la Ever Given. Ma non è detto che ce ne vogliano di più. E intanto parecchie compagnie, danneggiate dal blocco, hanno iniziato le procedure con le assicurazioni per i risarcimenti dei danni: sono circa 50 le navi che ogni giorno attraversano il canale, ora bloccate da entrambi i lati.

Intervistato dal programma televisivo olandese Nieuwsuur, il Ceo della compagnia di dragaggio Boskalis, Peter Berdowski, ha dichiarato che “non è escluso che ci vogliano settimane per liberarla, e al momento non è possibile”. “È come una enorme balena spiaggiata”, ha continuato Berdowski, “Ha un peso enorme sulla sabbia. Potremmo doverne ridurre il peso stesso  togliendo i container, il carburante e l’acqua dalla nave. A influire sul processo anche il maltempo: oltre alla tempesta di sabbia che ha causato l’incidente, anche la bassa marea di queste ore sta rallentando di molto le operazioni. “Ma non appena saremo riusciti a risolvere la situazione, tutto tornerà alla normalità da subito”, ha detto il presidente della Suez Canal Company, Osama Rabie.

Per la società Lloyd’s, citata da Bloomberg, il blocco del canale crea un danno di circa 9,6 miliardi di dollari al giorno, tra i 5,1 miliardi generati dal traffico verso l’Oceano Indiano e i 4,5 della direzione opposta. Almeno 13 milioni di barili di petrolio potrebbero essere interessati dall’interruzione.

La storia del canale di Suez

Progettato già in età antica dal faraone Nekao II (che non lo completò) e parzialmente portato a termine da Dario I di Persia, ai tempi della sua conquista dell’Egitto, dal Canale di Suez la regina Cleopatra cercò di far passare la sua flotta dopo la sconfitta di Azio contro i romani, senza però riuscirci (30 a.C.). Il progetto fu poi presentato dai veneziani ai sultani mamelucchi nel 1504, per collegare – come avviene ora – il Mar Mediterraneo al Mar Rosso.

Il progetto per la costruzione del canale di Suez fu infine affidato, nella seconda metà dall’800, all’ingegnere trentino (allora parte dell’Impero austro-ungarico) Luigi Negrelli, e fu costruito tra il 1859 e il 1869 dalla Compagnie universelle du canale maritime de Suez, diretta dal diplomatico francese Ferdinand de Lesseps. Il canale era di proprietà del governo egiziano e di quello francese, e venne inaugurato il 17 settembre 1869.

Nel 1956, dopo la salita al potere di Gamal Abd el-Nasser in Egitto, la nazionalizzazione del canale causò una crisi tra il Paese africano, Inghilterra e Francia, che si risolse solo grazie all’intervento delle Nazioni Unite. Nel 2015 è stato inaugurato il raddoppio di una parte del canale, che interessa 35 dei suoi 164 chilometri.