Brusaferro: “Dati imprecisi da Regioni? Escludo il dolo. Il nostro è un sistema di supporto, non di valutazione”

Il Presidente dell’ISS Silvio Brusaferro ha spiegato come vengono usati i parametri per stabilire in quale zona si trova una regione.

Il Presidente dell’Istituto Superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, e il Direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, hanno tenuto oggi una lunga conferenza stampa nel corso della quale hanno risposto anche alle domande più insidiose relative all’atteggiamento delle Regioni, alcune delle quali non sembrano condividere la decisione del ministero della Salute di metterle in un’area piuttosto che in un’altra tra le tre aree individuate (gialla, arancione, rossa) a seconda del livello di rischio di diffusione del virus.

Brusaferro ha spiegato:

A partire dal 4 maggio è stata prodotta questa valutazione settimanale della cabina di regia, che censisce l’evoluzione dell’epidemia. Dai primi di ottobre c’è stato un passaggio di fase e poi un’accelerazione fino a venerdì scorso.

E poi ha aggiunto che il processo che sta affrontando adesso l’Italia con le norme stabilite dal nuovo DPCM 3 novembre e con la relativa ordinanza del Ministro della Salute è condiviso con le Regioni e che l’obiettivo è di raffreddare la curva epidemica. Quando gli è stato chiesto di spiegare perché la qualità dei dati di alcune Regioni non è ottimale e se possa esserci del dolo (come aveva paventato qualche giorno fa Andrea Crisanti), Brusaferro ha risposto convinto:

Escluderei completamente il dolo. Abbiamo visto tutti una curva crescere nel giro di due-tre settimane e questo ha messo in grande difficoltà i servizi di tracciamento. Il problema dei casi positivi è che va raccolta una scheda, è un lavoro molto complesso che in fase di rapida crescita può mettere in difficoltà un sistema mentre si adatta. Lo sforzo che fanno le regioni è enorme. Di solito si dà una chance, del tipo ‘vedi se recuperi’. Adesso vediamo i dati che stabilizzeremo in queste ore per fare il report. Io escludo completamente il dolo, ma noto il fatto che soprattutto lì dove l’infezione corre può portare dei problemi, perché non è un dato istantaneo, ma è un dato che devi raccogliere e anche trasmettere. Noi non guardiamo i dati, ma i trend, le analisi di rischio guardano i trend. Noi abbiamo guardato 24 settimane e poi abbiamo segnalato un cambio di scenario a fine settembre.

Poi Brusaferro, cercando di spiegare meglio a che cosa servono i 21 parametri in base ai quali una regione viene inserita in un’area piuttosto che in un’altra, ha aggiunto:

Dobbiamo capire che questo strumento non è uno strumento che dà i voti, ma è costruito per aiutare il sistema a capire la rotta che deve percorrere. Dare segnali di questo tipo serve a capire la rotta che dobbiamo percorrere, non è una valutazione di alcun tipo nei confronti di una regione, una provincia, un comune. La finalità è dare strumenti per capire dove siamo e prevenire un’evoluzione in senso sfavorevole. Lo spirito tecnico-scientifico di questo sistema è di supporto, non di valutazione.

E Rezza che era accanto a lui ha aggiunto che questo strumento “è un aiuto che si dà alle Regioni, anche al fine di prendere delle decisioni”.

I Video di Blogo

Ultime notizie su Coronavirus

Tutto su Coronavirus →