Brescia, compie un femminicidio, ma viene assolto per “delirio di gelosia”

Un settantenne bresciano ha ucciso la moglie nel sonno, ma è stato assolto perché incapace di intendere o volere al momento del femminicidio.

Una sentenza che fa molto discutere è stata emessa dalla Corte d’Assise di Brescia: il signor Antonio Gozzini, che un anno fa ha ucciso sua moglie Cristina Maioli, è stato assolto perché ha compiuto l’omicidio in un “delirio di gelosia” che lo ha reso in quel momento incapace di intendere e di volere.

Eppure il suo gesto sembrava premeditato, visto che ha ucciso la donna mentre dormiva, stordendola nel sonno con un colpo di martello in testa e poi accoltellandola alla gola. Ma per i giudici ha ragione la difesa, che ha sostenuto che, appunto, l’uomo fosse incapace di intendere e di volere.

Sia il consulente dell’accusa, sia quello della difesa, in fase processuale, hanno sostenuto che l’uomo fosse “in preda a un evidente delirio di gelosia che ha stroncato il suo rapporto con la realtà e ha determinato un irrefrenabile impulso omicida”.

È una sentenza scandalosa che fa il paio con quella dell’anno scorso della Corte d’Assise d’Appello di Bologna che ridusse la pena da 30 a 16 anni per un operaio che aveva ucciso la compagna in preda a “una soverchiante tempesta emotiva e passionale” determinata dalla gelosia.

Tra i primi commenti giunti riguarda alla sentenza bresciana c’è quello di Monica Cirinnà, la “madre” della legge sulle unioni civili e responsabile del PD per i diritti.

Cirinnà sui social ha scritto:

Non sono solita commentare le sentenze, ma di fronte a un’assoluzione di un femminicidio per ‘delirio di gelosia’ credo non si possa tacere. Sembra purtroppo un dejavù, un terribile ritorno al passato, invece è la triste realtà. Aspetteremo ovviamente di leggere le motivazioni di questa sentenza, ma il senso sembra purtroppo chiaro e terribile: questo femminicidio non è stato riconosciuto come tale e un marito in preda alla gelosia può uccidere la moglie senza essere condannato all’ergastolo.

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