Banchi a rotelle: anche accantonarli è un problema

Troppo piccoli, fanno venire il mal di schiena e meno funzionali dei banchi monoposto tradizionali: i banchi a rotelle fanno ancora discutere

I banchi a rotelle si confermano mese dopo mese uno dei più grandi flop nella gestione della pandemia in Italia. Voluti fortemente dalla ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, con l’obiettivo di riaprire le scuole in sicurezza e consentire il distanziamento in classe, sono diventati sinonimo di inutilità e spreco. Basti pensare che ne sono stati acquistati 430mila unità per una spesa da 119 milioni di euro, ovvero 280 euro ciascuno contro la media di 100 euro necessari per un banco tradizionale. Mentre la Corte dei Conti e la Guardia di Finanza hanno messo nel mirino l’acquisto avallato dal commissario Domenico Arcuri, i banchi a rotelle si sono rivelati non all’altezza per garantire il normale svolgimento delle lezioni per vari ed ovvi motivi (a partire dalla dimensione della superficie a disposizione).

Banchi a rotelle: il Veneto li ha già “scaricati”

In Veneto, ad esempio, sono stati accantonati perché causano il mal di schiena. Lo ha annunciato qualche giorno fa l’assessore regionale all’ Istruzione Elena Donazzan, che ha preso la decisione dopo essersi confrontata, prima del ritorno in classe degli studenti, con i sindacati, l’assessore regionale ai Trasporti Elisa De Berti e la direttrice dell’ Ufficio Scolastico regionale Carmela Palumbo. Insomma, i banchi a rotelle saranno accatastati da qualche parte comportando paradossalmente un ulteriore problema, ovvero quello di trovare locali nei quali accantonarli.

Roma: corridoi e aule pieni di banchi inutilizzati

Sì, perché non tutti gli istituti dispongono di tanto spazio non utilizzato. La conferma arriva da Roma, dove addirittura vi è stata una fornitura extra e non richiesta di banchi a rotelle. È il caso del liceo Plauto di Spinaceto, la cui dirigente scolastica aveva richiesto 40 unità, ma se n’è ritrovata 80. E nel frattempo, inoltre, l’istituto si è visto recapitare anche i nuovi banchi monoposto di tipo tradizionale, che occupano più spazio di quelli a rotelle. Inizialmente, i banchi a rotelle erano stati sistemati in un laboratorio, ma per garantire il distanziamento, lo stesso è stato trasformato in un’aula con conseguente spostamento dei nuovi supporti per gli studenti.

Insomma, tra banchi monoposto, quelli a rotelle (in numero doppio a quanto richiesto) e i vecchi da smaltire, l’istituto in questione si è ritrovato i locali stracolmi. Essendo i banchi monoposto più funzionali, quelli a rotelle sono stati così accatastati un po’ ovunque, dai corridoi all’aula magna, in attesa di usarli. Non avendo abbastanza spazio per accantonarli tutti, alcuni banchi sono stati prestati ad istituti maggiormente in difficoltà e che li restituiranno appena riceveranno i propri stock. Un modo intelligente per porre in parte rimedio a quello che potrebbe essere ricordato semplicemente come uno spreco evitabile.

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