Niente aiuti a stranieri o persone non gradite a San Germano Vercellese: sindaca leghista ai domiciliari

La sindaca leghista di San Germano Vercellese ai domiciliari: avrebbe deciso in modo arbitrario a chi distribuire gli aiuti COVID.

15 Gennaio 2021 12:43

Discriminazione nella distribuzione degli aiuti per affrontare l’emergenza COVID, con pesanti penalizzazioni per le persone giudicate “meno gradite” e importanti vantaggi per chi, invece, non ne avrebbe avuto così bisogno. È quanto emerso in queste ore al termine di una lunga e complessa indagine che ha portato all’arresto di cinque persone in provincia di Vercelli, a cominciare dalla sindaca leghista di San Germano Vercellese (VC), Michela Rosetta, finita ai domiciliari insieme al consigliere comunale Giorgio Carando.

Pacchi di aiuti alle famiglie più ricche

Le indagini della Sezione Operativa del N.O.R. del Comando Compagnia Carabinieri di Vercelli, coordinate dalla Procura di Vercelli, sono partite nel febbraio scorso, all’inizio della pandemia da COVID-19 nel nostro Paese, dopo la segnalazione di una dipendente del comune di San Germano Vercellese, secondo la quale la sindaca Rosetta e l’assessore Carando l’avrebbero estromessa dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari acquistate dallo stesso comune per i cittadini più bisognosi coi fondi.

L’estromissione, secondo quanto denunciato agli inquirenti dalla dipendente comunale, aveva un solo obiettivo: prendere il controllo della gestione degli aiuti e decidere in modo arbitrario, e non sulla base delle reali esigenze, a chi assegnare o meno gli aiuti a disposizione. Quello che è emerso fin da subito, grazie anche alle intercettazioni ambientali e telefoniche raccolta in questi ultime mesi, è un quadro che non fa onore a nessuno.

Stando a quanto ricostruito dal pm Davide Pretti, la sindaca leghista e il fido assessore avrebbero ignorato le domande presentate da chi a tutti gli effetti aveva la necessità di aiuto e supporto da parte delle istituzioni ed avrebbero distribuito gli aiuti alimentari in modo illecito a famiglie tutt’altro che bisognose, famiglie con redditi oltre i 7mila euro mensili a discapito, invece, di anziani non autosufficienti, nuclei con redditi bassi o con figli minori o disabili e stranieri in difficoltà.

I “pacchi da sfigati” e i “figli e figliastri”. L’ammissione della sindaca leghista

Sarebbero stati proprio i due protagonisti ad ammettere durante conversazioni telefoniche intercettate dagli inquirenti di avere “figli e figliastri” e di decidere, anche sulla base di simpatie o antipatie personali, come distribuire i pacchi alimentari. Sono sempre le carte dell’inchiesta a citare i due quando parlano di “pacco da sfigati”, un pacco alimentare ridotto da destinare a stranieri e anziani non autosufficienti.

Nei pacchi alimentari destinati agli amici, invece, sarebbero finiti i beni più pregiati e tutt’altro che di prima necessità, non ultime mazzancolle e capesante acquistate proprio coi fondi messi a disposizione del comune di San Germano Vercellese.

Non solo antipatie, ma anche punizioni esemplari

Dalle carte dell’inchiesta emerge anche almeno un caso di vera e propria punizione decisa dai due protagonisti principali di questa vicenda nei confronti di una donna, una cittadina extracomunitaria in difficoltà economiche, che aveva osato avanzare una semplice richiesta: non includere nel pacco di aiuti alimenti che, per motivi religiosi, lei e la sua famiglia non avrebbero potuto consumare.

Di fronte a questa richiesta, la prima cittadina non soltanto avrebbe rifiutato di assegnare alla donna gli aiuti che le sarebbero spettati, ma secondo l’accusa avrebbe addirittura disposto la distruzione della richiesta che la donna aveva correttamente presentato in Comune, escludendola di fatto dalla ricezione di aiuti futuri.

Chi sono gli indagati insieme alla sindaca leghista

I due principali indagati nell’inchiesta restano la prima cittadina e il consigliere comunale Carando, ma sono 9 in totale le persone coinvolte a vario titolo, dal consigliere comunale Maurizio Bosco ad un ex dipendente comunale, passando per altre figure che avrebbero ruotato in questi ultimi mesi intorno ai protagonisti, inclusi almeno due impresari edili.

Le accuse contestate agli indagati

I reati contestati a vario titolo agli indagati sono tanti: peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale. Sì, perchè in questi mesi di intercettazioni è emerso anche altro, non legato direttamente agli aiuti COVID, da presunte irregolarità circa la fornitura di 2mila mascherine protettive acquistate dal Comune da una ditta legata al consigliere comunale Giorgio Carando passando per l’abbattimento della ex Chiesa del Loreto di San Germano Vercellese, demolita prima dell’inizio della pandemia il 3 febbraio 2020 su ordine della sindaca Rosetta.

La demolizione della struttura, sottoposta a vincolo da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali, fu indicata come necessaria in seguito al crollo di una porzione della facciata principale durante dei lavori di messa in sicurezza da parte di una ditta incaricata dal Comune. Quello che è emerso dalle indagini, però, è che il crollo parziale da cui è scaturita la decisione di demolire l’ex chiesa sarebbe stato procurato di proposito dagli stessi operai su indicazione del comune, così da giustificare l’abbattimento della struttura e arrecare un grave danno alla Soprintendenza ai Beni Culturali.

Cronaca