Abusi sessuali nella Chiesa cattolica: la nuova Spotlight è in Germania

Un dossier di 800 pagine che raccoglie centinaia di abusi in 70 anni. E dall’Argentina arrivano le dimissioni di un alto prelato

243 molestatori, 386 vittime, 55 abusi nei confronti di bambini di età inferiore ai 14 anni e più della metà violenze sessuali.

Sono questi i terrificanti numeri che emergono dalle 800 pagine d’indagine indipendente condotta da uno studio legale di Monaco, in Germania, sullo scandalo di abusi sessuali denunciati nell’arcidiocesi cattolica di Colonia, la più grande del Paese.

Si tratta di centinaia di reati nascosti dall’arcivescovado della città dal 1946 al 2018.

La chiesa tedesca trema di fronte alla nuova spotlight che sta minacciando il pontificato di Papa Francesco, che proprio nelle scorse ore ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi Alto Valle del Rio Negro, in Argentina, presentata da monsignor Marcelo Alejandro Cuenca Revuelta.

Due terremoti separati tra loro ma indissolubilmente intrecciati di fronte alla gravità degli eventi.

IL CASO TEDESCO

Lo scandalo tedesco ha portato il cardinale di Colonia Rainer Maria Woelki, che aveva commissionato il rapporto, a richiedere le dimissioni di numerosi membri del clero della sua diocesi.

In conferenza stampa Woelki ha condannato i fatti affermando che “Le azioni devono avere conseguenze. Mi vergogno profondamente”.

Nel rapporto vengono nominati membri eccellenti della diocesi, dall’attuale arcivescovo di Amburgo Stefan Hesse a Joachim Meisner, morto nel 2017 e predecessore di Woelki come arcivescovo di Colonia.

Entrambi sono accusati di molteplici violazioni dei doveri, con espliciti riferimenti agli abusi sessuali.

Il cardinale Woelki ha inoltre già esonerato dal loro incarico il vescovo ausiliare Dominikus Schwaderlapp e il funzionario Günter Assenmacher.

Il primo ha immediatamente offerto al Papa la rinuncia all’incarico, chiedendo il suo “giudizio”. Dice di vergognarsi “di aver prestato troppa poca attenzione a quello che sentono le persone, a quello di cui hanno bisogno e a come la chiesa deve comportarsi con loro”.

IL CASO ARGENTINO

Due giorni dopo, Papa Francesco riceve la rinuncia all’incarico da parte di monsignor Marcelo Cuenca della diocesi Alto Valle del Rio Negro.

Anche in questo caso, oltre allo scandalo legato agli abusi stessi, ciò che reca disonore alla curia è l’occultamento dei fatti attuato per decenni.

Monsignor Cuenca era da tempo sotto la lente dell’opinione pubblica argentina per aver fornito protezione nella sua diocesi al sacerdote Luis Alberto Bergliaffa.

L’uomo era stato condannato dalla Chiesa Cattolica per abusi sessuali contro una ragazza nel 2014. Cuenca si era difeso dicendo di aver accolto non solamente il sacerdote ma una persona che conosceva da venticinque anni.

Occultamento simile è quello che ha poi riguardato i dettagli del trasferimento di un altro prete, seguito condannato a otto anni di carcere per abusi sessuali contro un minore.

Per questo, nel 2020, proprio a causa delle numerose polemiche interne alla diocesi, il Vaticano aveva programmato una visita apostolica per appurare i fatti.

L’esito di quella verifica ha portato oggi alle dimissioni di monsignor Cuenca, nove anni prima della canonica età del “pensionamento” dei vescovi.

E da più parti del mondo ci si chiede: questo terremoto può aiutare la Chiesa di Francesco o può solo contribuire al suo fallimento?

 

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