51 anni fa la strage di Piazza Fontana. Mattarella: “Vite spezzate al cinico scopo di seminare paura”

Il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel 51esimo anniversario dalla strage di Piazza Fontana.

Ricorre oggi il 51esimo anniversario della “madre di tutte le stragi in Italia“. Era il 12 dicembre 1969 quando, alle 16.37, un ordigno contenente 7 chili di tritolo esplose nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, a Milano. 13 persone morirono sul colpo, tre nelle ore successive e una quarta un anno dopo per problemi di salute legati all’esplosione.

87 le persone rimaste ferite nell’attentato terroristico che diede il via agli anni di piombo nel nostro Paese. Ci sono voluti 36 anni affinché la Corte di Cassazione mettesse nero su bianco che la strage di Piazza Fontana su realizzata dalla cellula eversiva di estrema destra Ordine Nuovo guidata da Franco Freda e Giovanni Ventura, assolti però sentenza definitiva nel 1987 e per questo non più processabili per quel reato.

Piazza Fontana, il messaggio di Mattarella

Nel giorno del 51esimo anniversario della strage di Piazza Fontana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha diffuso il consueto messaggio in ricordo di quanto accaduto. Un vero e proprio monito affinché episodi tragici come quello non si verifichino più:

A Milano, in piazza Fontana, cinquantuno anni or sono, fu sferrato un attacco feroce al popolo italiano, alla Repubblica, alla convivenza civile del Paese.
Morirono persone inermi, le loro famiglie vennero gettate nel dolore, molti feriti portarono a lungo i segni di quel vile, sanguinario attentato. Vite spezzate al cinico scopo di seminare paura, spingere la opinione pubblica a inseguire una sicurezza purchessia, sottrarre al popolo, con una spirale di violenza, la sovranità duramente conquistata con la lotta di Liberazione, azzerando il patto di cittadinanza che da essa ha avuto origine.

Mattarella parla senza mezzi termini di matrice neofascista, qualcosa che la giustizia ha impiegato anni ad affermare:

Fu tappa di quella strategia della tensione di matrice neofascista, alla quale si aggiunse ben presto il terrorismo sedicente rivoluzionario delle organizzazioni brigatiste rosse. A vent’anni dalla Costituzione repubblicana la società italiana comprese che si trattava di un’aggressione alla nostra stessa civiltà, che erano in gioco i valori e i principi del patrimonio comune. Milano – con la sua concorde fermezza democratica – fu di esempio e divenne il paradigma della risposta civile.
La strage di piazza Fontana ha interpellato in maniera esigente l’identità della Repubblica, suscitando un’unità di popolo determinante per sconfiggere violenza, terrorismo, eversione.
Una riserva di valori etici che fu centrale e seppe porsi a fianco dei familiari delle vittime.
Il terrorismo tentò di inserirsi nelle fratture della società per disgregarne le basi: gli italiani non lo consentirono.
Lavorare per la coesione e la sicurezza, per il rispetto dei diritti dei cittadini, per il superamento dei divari, sono i doveri che avvertono, anche oggi, quanti, nelle istituzioni e nella società civile operano per la libertà e l’unione delle coscienze del nostro Paese.

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