Ciclismo, Giovanni Visconti: dalla depressione alla prima vittoria al Giro d’Italia (nel segno di Marco Pantani)

Il ciclista torinese è reduce anche da una squalifica per doping.

Il ciclista azzurro della Movistar, Giovanni Visconti, ha vinto la quindicesima tappa del Giro d’Italia 2013. Visconti, 30 anni, ha trionfato nella tappa dedicata a Marco Pantani, quella con l’arrivo al Galibier, vicino al monumento dedicato al compianto ciclista romagnolo, scomparso nel 2004.

La vittoria di Giovanni Visconti, che oggi ha ottenuto la sua prima affermazione al Giro d’Italia, ha tutta l’aria di essere il classico segno del destino. La storia di Visconti, infatti, presenta molte analogie con la vita e la carriera di Marco Pantani, escluso, ovviamente, l’epilogo che, per Pantani, fu tristemente tragico.

La giornata di oggi, infatti, rappresenta un momento di rivincita per il ciclista torinese, reduce da un periodo professionale e privato sicuramente non semplice, giusto per utilizzare un eufemismo. Negli ultimi mesi, infatti, anche Giovanni Visconti è rimasto coinvolto in una vicenda di doping: il ciclista, tre volte campione d’Italia, lo scorso gennaio, ha finito di scontare 3 mesi di squalifica, che gli sono stati infilitti per aver frequentato il medico Michele Ferrari, inibito a vita dal Coni dal 2002.

Come Pantani, anche Giovanni Visconti ha dovuto combattere contro una brutta depressione che lo aveva costretto ad abbandonare il Giro d’Italia, un anno fa. Come se non bastasse, a legare i due ciclisti, c’è anche il giorno di nascita: il 13 gennaio.

Il fatto che Visconti abbia conquistato la prima vittoria al Giro d’Italia proprio nella tappa dedicata a Pantani, quindi, ha tutto il fascino di non essere stata soltanto una casualità.

Visconti, che ha accolto questa vittoria con un pianto liberatorio, dopo la tappa ha rilasciato queste dichiarazioni emblematiche:

Non ho parole. Io sono questo. Vengo da un anno e mezzo molto difficile ed è da un anno e mezzo che sto inseguendo una giornata così. Sono nato lo stesso giorno di Marco, forse oggi mi ha dato una mano da lassù. L’anno scorso sono tornato a casa per un problema che mi portavo da tempo, oggi ho scaricato tutta la rabbia sui pedali, ho pensato alla mia famiglia, ai miei bambini, che sono la mia vita, il mio ossigeno. Non potevo farmi regalo più bello. L’abbraccio con i compagni? Loro mi hanno sempre appoggiato ed Eusebio Unzue mi ha sempre detto: “Chi è buono, è buono sempre”. E oggi ci ho pensato ad ogni metro.

Foto | © Getty Images

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