Beppe Grillo e lo scatto matto di Adele Gambaro

Il leader del Movimento 5 Stelle non può cacciare deputati e senatori. Ci devono pensare i parlamentari. Ma la dissidente non ha infranto nessuna regola.

Molto probabilmente Adele Gambaro si è fatta i suoi conti, e ha deciso che lei dal Movimento 5 Stelle non se ne vuole andare (non così, almeno) e soprattutto che Beppe Grillo non la può cacciare. La prova sta proprio nelle parole del dominus M5S, che l’ha invitata caldamente a lasciare il gruppo, ma non ha mai parlato esplicitamente di espulsione. Della questione si parla invece tra i senatori, ma con il dubbio: “La cacciamo o non la cacciamo?”. Perché tutto questo?

La fregatura, per Grillo, sta proprio nel codice di comportamento dei parlamentari da lui voluto. E la ragione è semplice: le critiche al capo non sono incluse tra le voci che possono portare all’espulsione (che invece può avvenire per: troppe assenze, violazioni del codice, condanne); quindi non c’è nessun automatismo tra dire “Beppe Grillo ci ha fatto perdere” e la cacciata.

Non solo, non è il leader del Movimento 5 Stelle che può decidere del destino dei parlamentari. Non può fare come d’abitudine e lasciare un post scriptum in fondo ai suoi interventi sul blog: “A tal dei tali è inibito l’uso del simbolo”, perché tanto Adele Gambaro è eletta in quel gruppo e lì rimarrebbe. Solo i parlamentari possono decidere a maggioranza dell’espulsione dei colleghi, e la cosa deve poi essere ratificata via web.

E qui si inceppa il meccanismo, per svariate ragioni. La prima: con il clima surriscaldato che si respira nei gruppi parlamentari a Cinque Stelle, il voto per la cacciata della dissidente potrebbe far esplodere le tensioni e portare alla resa dei conti. Ma se anche qualcuno si facesse avanti, con che ragioni potrebbe proporre la cacciata? Come detto, non c’è il reato di lesa maestà nel codice di comportamento.

Molti degli ortodossi ricordano però quanto scritto da Adele Gambaro ai tempi della sua candidatura:

Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere.

Ecco, non c’è qui la prova che la dissidente debba di sua sponte levare le tende? Eh no, anzi: lei ha attribuito la colpa del flop M5S a Beppe Grillo, che nulla c’entra col non trovarsi più in sintonia con il gruppo. E infatti la senatrice resiste e tiene duro, arrivando anche a chiedere a Beppe Grillo pubbliche scuse.