Elezioni Amministrative Sicilia 2013 | Flop del Movimento 5 Stelle. Crocetta: “È colpa di Beppe Grillo”

Calo impressionante del M5S nei principali comuni siciliani. Il presidente della Regione incolpa la strategia del leader pentastellato.

La Sicilia non sorride più al Movimento 5 Stelle. Anche la terra che aveva regalato all’M5S il primo vero boom elettorale durante le regionali dello scorso anno tradisce Beppe Grillo e i suoi, che si ritrovano fra le mani un mezzo disastro elettorale. Si salva giusto Federico Piccitto, che a Ragusa conquista all’ultimo il ballottaggio; ma nel complesso la perdita netta di voti è impressionante.

Vediamo i dati nelle quattro principali città: a Catania il Movimento 5 Stelle passa dal 31,9 delle politiche del febbraio scorso al 3,36% di Lidia Adorno. A Siracusa si passa dal 35,3% al 6,67% di Marco Ortisi. A Messina si va dal 27,7% al 2,83% di Maria Saija. Molto meglio a Ragusa, dove il 15,6% di Federico Piccitto consente al movimento di andare al ballottaggio, anche se con un calo nettissimo rispetto al 40,9% delle politiche 2013.

Ma perché un crollo del genere? Evidentemente, nonostante i tour elettorali, elezioni di questo tipo concentrano tutta l’attenzione sul candidato sindaco, e poco interessa agli elettori sentire Grillo parlare dei temi che hanno fatto presa quando la campagna era nazionale o anche regionale. Contava il candidato, e probabilmente non sono state trovate le persone giuste. Ci sono altre ragioni, però, almeno secondo il presidente della regione Sicilia, che assieme ai pentastellati ha dato vita al “modello Sicilia”, Rosario Crocetta:

Il calo in Sicilia del Movimento 5 stelle è responsabilità delle scelte di Grillo a livello nazionale che ha deluso parte dell’elettorato quando ha impedito la formazione di un governo di centrosinistra nazionale più che dall’operato del movimento regionale. Spero che comunque nel movimento si apra un dibattito con un avvicinamento di posizioni con il centrosinistra

La colpa è tutta di Beppe Grillo, dice Crocetta, ribadendo ancora una volta il peccato originale che sta portando tutta questa sventura: non aver accettato di mettere in piedi il governo del cambiamento con Bersani. Una spiegazione che sta diventando frusta, ma che evidentemente continua a convincere.

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