Quanto ne sai su…. impronte digitali

In attesa di sciogliere nei prossimi giorni il mistero sulla traccia di sangue lanciato con il precedente sondaggio, tocchiamo un altro accertamento classico delle investigazioni scientifiche: le impronte digitali. Argomento tornato di moda con le recenti proposte del ministro Maroni di rilevare le impronte di tutti i minorenni presenti nei campi nomadi. Un sistema ritenuto

di luigi10

In attesa di sciogliere nei prossimi giorni il mistero sulla traccia di sangue lanciato con il precedente sondaggio, tocchiamo un altro accertamento classico delle investigazioni scientifiche: le impronte digitali.

Argomento tornato di moda con le recenti proposte del ministro Maroni di rilevare le impronte di tutti i minorenni presenti nei campi nomadi. Un sistema ritenuto idoneo (almeno sotto l’aspetto tecnico senza entrare nel merito dell’opportunità) ad agevolare l’identificazione di persone che spesso sfuggono ad una identificazione certa, che già la legge Bossi-Fini ha introdotto come pratica di routine nei confronti di tutti gli extracomunitari. Qui siamo, ovviamente, nel campo della sicurezza pubblica la cui finalità è quella di prevenire i reati. Tuttavia l’analisi delle tracce digitali viene utilizzata ormai da tempo anche in sede investigativa (basti pensare al recente caso Garlasco ).

Prova a commentare la foto. Ovviamente ha a che fare con le impronte, ma c’è una particolarità. Quale? ulteriori curiosità all’interno…..


Per molti anni la ricerca delle impronte sulla scena del crimine è stato l’unico accertamento scientifico di una certa importanza ai fini identificativi. Oggi, con il ricorso all’esame del DNA, l’analisi si estende anche ad altri aspetti, che, tuttavia, non sostituiscono ma integrano la paziente ricerca delle impronte.

La loro particolarità, come tutti sanno, è quella di rimanere impresse a contatto con qualsiasi superficie, rilasciando forme geometriche concentriche prodotte dall’insieme di creste ed avvallamenti dell’epidermide diverse per ogni individuo, rendendo, così, univoca l’identificazione. In Italia il sistema di classificazione è stato introdotto agli inizi del secolo scorso e ad oggi esiste un nutrito archivio centrale interforze presso il Casellario Centrale d’identità del Ministero dell’Interno, quotidianamente alimentato da tutte le forze di polizia con oltre 60 milioni di impronte archiviate, pari a circa 4 milioni di persone.

Questo archivio, che da qualche anno è su base elettronica, recentemente è stato collegato anche a livello europeo tramite Eurodac per il controllo dei clandestini, ma non si esclude una estensione ad altri settori investigativi.

Come di consueto, rimando gli approfondimenti ad altro appuntamento.