Cgil, sì allo (spuntato) sciopero generale. Ma non si sa nè quando nè come

La politica nostrana, si sa, è fatta, oltre che di quotidiani voltafaccia, di cose dette e non dette, di roboanti annunci e clamorose smentite, di minacciosi avvertimenti e ridicole ritirate. Non fa eccezione la Cgil e la sua segretaria generale che dal suo Comitato direttivo ha ottenuto la … delega per proclamare lo sciopero generale.

La politica nostrana, si sa, è fatta, oltre che di quotidiani voltafaccia, di cose dette e non dette, di roboanti annunci e clamorose smentite, di minacciosi avvertimenti e ridicole ritirate.

Non fa eccezione la Cgil e la sua segretaria generale che dal suo Comitato direttivo ha ottenuto la … delega per proclamare lo sciopero generale. Una delega particolare, una specie di rivoltella carica da tenere in tasca e tirar fuori e “sparare” non si sa come e quando e contro chi.

L’erede in gonnella dei grandi Giuseppe Di Vittorio e Luciano Lama dice (minaccia o auspicio?) che lo “scioperò si farà”. Ma si farà “Quando servirà a dare il segno che il Governo e il Paese devono cambiare passo”.

Se non fossimo in presenza di una Confederazione forte di cinque milioni di iscritti, sarebbe da ridere. O da piangere. Siamo all’esaltazione del sindacalese politicizzato, cioè al nulla. Cioè alla presa per i fondelli.

“C’è un momento – ha detto il leader sindacale – in cui tutti i soggetti devono prendersi le loro responsabilità. La responsabilità della Cgil è anche quella di essere un soggetto del Paese che non rinuncia a dire che con queste scelte, con queste modalità, il governo sta affossando questo Paese. La scelta di dire che la Cgil farà lo sciopero generale – ha continuato Camusso – è una scelta di responsabilità. Così non si può andare avanti, bisogna cambiare regime”. Appunto. E allora?

Camusso ha poi smentito la possibilità che la mobilitazione venga proclamata il giorno successivo alle celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia in programma il prossimo 17 marzo proclamato festa nazionale. “Qualunque persona – ha chiarito il leader della Cgil – che sa come funzionano i sistemi retributivi dei lavoratori sa bene che non si proclamerà mai uno sciopero attaccato ad una festività”. Ecco, finalmente abbiamo capito.

Abbiamo capito com’è finito (in basso) il sindacato, trascinato nel fondo della sua componente più pesante. E inutile?