Vendola insorge contro il Giornale: “Contro di me Metodo Boffo”

Vi abbiamo dato abbondantemente conto della foto pubblicata sul Giornale qualche giorno fa, che ritraeva Nichi Vendola nudo su una spiaggia naturista. Nudo in segno di opposizione al bacchettonismo imperante e rappresentato dall’allora egemone Democrazia Cristiana.Ora il Governatore della Puglia dichiara tronfio che contro di lui è stato usato il Metodo Boffo, facendo dello pseudo-attacco

di luca17


Vi abbiamo dato abbondantemente conto della foto pubblicata sul Giornale qualche giorno fa, che ritraeva Nichi Vendola nudo su una spiaggia naturista. Nudo in segno di opposizione al bacchettonismo imperante e rappresentato dall’allora egemone Democrazia Cristiana.

Ora il Governatore della Puglia dichiara tronfio che contro di lui è stato usato il Metodo Boffo, facendo dello pseudo-attacco del quotidiano di via Negri una bandiera. È chiaro infatti che a sinistra chi sia stato attaccato come Boffo diventa un martire (se n’è parlato, a sproposito, persino nel caso Fini-Montecarlo) e in tal modo il leader Sel guadagnerebbe qualche credito presso il suo bacino di voti.

Già, peccato la realtà stia in un altro modo. Il Giornale infatti non ha niente da guadagnare a screditare Vendola, che a destra sta simpatico un po’ come Bertinotti, all’epoca. E come Fini a sinistra. Sì, perché chiunque ti aiuti a vincere spaccando il fronte opposto finisce per essere simpatico, proprio perché rappresenta un’occasione più che un pericolo.

La tesi del quotidiano era semplicemente dimostrare che esistono due morali. Ovvero che se ci si è comportati in un certo modo, non si può poi accusare qualcun altro dello stesso misfatto, perché si risulta poco credibili. Nel caso Boffo – quello vero, Dino – il direttore dell’Avvenire era stato pizzicato a molestare qualcuno, e dunque non poteva più ergersi a moralista. Da quale pulpito, si diceva un tempo.

Il caso Vendola è un tantino più complesso. Si tenta di dimostrare che chi accusava il perbenismo negli anni 70-80, ora non può prendersela con i costumi allegri dei suoi oppositori. Tesi che francamente non convince, visto che i tempi sono cambiati, le condizioni sono molto differenti e di certo Berlusconi non è uno stinco di santo. Boffo invece era tutt’altro che vittima, tant’è vero che si dimise, rinunciando a difendersi. Poi Feltri si scusò, perché una parte delle sue prove erano artefatte, ma il principio base resta valido, perché nel casellario giudiziario il nome di Boffo c’era. Punto.