Falso prete, vero ladro

Lo so, lo so, il crimine è sempre deprecabile in ogni sua forma, siamo d’accordo. Però, dai, alle volte ci sono dei personaggi che più che strapparci un brivido di terrore o della sana indignazione riescono a farci sorridere per la dose di fantasia, quando non di genio, che applicano alle loro truffe. È il

di elvezio

Lo so, lo so, il crimine è sempre deprecabile in ogni sua forma, siamo d’accordo. Però, dai, alle volte ci sono dei personaggi che più che strapparci un brivido di terrore o della sana indignazione riescono a farci sorridere per la dose di fantasia, quando non di genio, che applicano alle loro truffe.

È il caso di Giovanni Peluso, un sessantacinquenne di Aversa specializzato da tempo in una particolare forma di furto. Giovanni si traveste da prete o da frate, arriva in un convento dove chiede accoglienza e, una volta entrato, passa a ripulire gli offertori e ad appropriarsi di qualsiasi oggetto di valore. In teoria è una bella pensata: rischio minimo vista la scarsa opposizione che possono fare le suore e massimo guadagno tenendo conto che spesso i conventi ospitano oggetti in oro e opere d’arte.

Peccato che Peluso, che ha un passato da seminarista (e forse l’ispirazione per la sua carriera viene proprio da lì), si sia spesso imbattuto in monache assai sospettose e battagliere che lo hanno spedito in carcere già alcune volte. Ora il prete ladro è in attesa di processo al Tribunale di Imperia per un furto alla Santissima Annunziata di Diano Marina, ma in precedenza aveva colpito anche nei pressi di Cosenza, Urbino e L’Aquila, sempre con lo stesso modus operandi.

In fondo Giovanni Peluso non rischia poi molto: passerà dalla cella cui era abituato in seminario a un diverso tipo di cella, dove avrà comunque modo di pentirsi, pregare e meditare sulle sue colpe, questa volta con l’uniforme del carcere al posto della veste da prete.

Fonte: Caserta24ore