Quanto ne sai su… bloodstain pattern analysis

Iniziamo oggi un viaggio nel mondo delle indagini giudiziarie, guardando alla scena del crimine con la lente delle tecniche scientifiche della forensica. Il primo appuntamento, in una serie di post a coppie, è dedicato all’analisi delle tracce di sangue: in Italia le abbiamo viste nel caso Franzoni, sul pigiama e gli zoccoli. Una macchia di

di luigi10

Iniziamo oggi un viaggio nel mondo delle indagini giudiziarie, guardando alla scena del crimine con la lente delle tecniche scientifiche della forensica. Il primo appuntamento, in una serie di post a coppie, è dedicato all’analisi delle tracce di sangue: in Italia le abbiamo viste nel caso Franzoni, sul pigiama e gli zoccoli.


Una macchia di sangue sulla scena del crimine è utile non solo per individuare il DNA, ma fornisce molte altre indicazioni quali, ad esempio, la direzione, il movimento, l’altezza di caduta, il punto di contatto tra l’oggetto lesivo e la vittima e, in alcuni casi, anche il tipo di lesione prodotta e con quale mezzo. L’analisi derivante dall’osservazione della struttura delle macchie di sangue, denominata bloodstain pattern analysis (BPA) sta così entrando tra i metodi utilizzati nelle investigazioni scientifiche e contribuisce ad ampliare la serie di indicazioni utili alle indagini che possono essere raccolte sulla scena del crimine.

L’idea di base nasce dall’osservazione delle modalità di proiezione del sangue, elemento complesso composto per il 45% da corpuscoli e per il 55% da plasma (cioè da acqua, glucosio, proteine, lipidi, ecc..), quando viene sottoposto ad una forza che gli imprime, facendolo fuoriuscire, velocità e movimento. Al termine della caduta, nell’impatto con la superficie, gli elementi che lo compongono non rispondono in maniera omogenea alla sollecitazione, producendo forme geometriche che possono essere tipizzate.

La BPA ovviamente non è in grado di individuare l’assassino o spiegare completamente come si siano svolti i fatti, ma le informazioni che fornisce aiutano a comprendere meglio la dinamica che rimane il nodo più difficile da sciogliere. La ricostruzione dei fatti in campo investigativo avviene sempre per via ipotetica e, proprio perché gli elementi possono essere interpretati in maniera diversa, nel nostro sistema penale esiste il contraddittorio tra le parti, cioè il confronto tra accusa e difesa. Non a caso la nostra costituzione ci invita a non considerare colpevole una persona se non dopo un giudizio passato in giudicato, poichè i fatti possono essere diversi da come appaiono anche all’osservazione scientifica, se non si procede ad una analisi complessiva dei dati investigativi.


Del resto il reale svolgimento è qualcosa di noto solo alla vittima ed all’autore di un reato. Per questo le indagini non sono un’equazione matematica o un prodotto da laboratorio, come una certa corrente di pensiero e l’apprezzabile fantasia di alcune serie televisive vorrebbe far credere, ma un paziente, complesso e minuzioso lavoro di raccolta ed analisi di elementi che, collegandosi tra loro, danno corpo all’ipotesi più plausibile, e sono sempre ben accolti studi di questo tipo che aggiungono concretezza restringendo i margini di errore.

Prossimamente gli approfondimenti su questa tecnica ed i suoi limiti, ma prima provate a rispondere al quesito iniziale dando fondo alle vostre conoscenze o… ad un buon motore di ricerca. In attesa, i più bravi potranno anche cimentarsi su un caso più complesso.

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