Berlusconi a processo il 6 aprile, giudizio immediato

Giudizio immediato il 6 aprile per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano. Il Ruby-Gate a una svolta: pochi minuti fa la gip di Milano Cristina di Censo ha comunicato la sua decisione. Il processo al Presidente del Consiglio di terrà a partire dal prossimo 6 aprile davanti


Giudizio immediato il 6 aprile per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano. Il Ruby-Gate a una svolta: pochi minuti fa la gip di Milano Cristina di Censo ha comunicato la sua decisione.

Il processo al Presidente del Consiglio di terrà a partire dal prossimo 6 aprile davanti ai giudici della quarta sezione penale. Vediamo di capire perché in questo caso si è applicato il “giudizio immediato”

Per chiedere il rito immediato serve l’evidenza della prova, che in questo caso esiste secondo gli inquirenti, e un tempo d’indagine non superiore ai tre mesi. Berlusconi è stato iscritto nel registro degli indagati per prostituzione minorile e concussione il 21 dicembre scorso

Così sintetizzava ancora a gennaio il Corriere della Sera: si applica quando l’accusa raccoglie prove schiaccianti. Vediamo meglio cosa rischia Berlusconi dopo il salto.

Ne scrivevano qualche tempo fa Giuseppe d’Avanzo e Piero Colaprico su Repubblica:

Il Cavaliere, per fare la faccia feroce, sospinto dai leghisti e dagli utili elettorali della “politica della paura”, ha pensato di escludere dai benefici carcerari un bel gruppo di reati, considerati di “particolare pericolosità sociale”. Tra questi delitti c’è anche il crimine che gli viene contestato. Favoreggiamento della prostituzione minorile, secondo comma dell’articolo 600 bis: “Chiunque compia atti sessuali con un minore di età compresa tra i 14 e i 18 anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164”.

Qualche sciocco ironizza sull’esiguità della pena, come se la limitatezza della sanzione rendesse trascurabile il reato, e quindi imperdonabile l’iniziativa della procura di Milano. Quello sciocco ignora che, se dovesse volgere al peggio, non ci possono più essere scappatoie per il capo del governo, perché in questo caso non esiste la discrezionalità
dei giudici. Anche se dovesse essere condannato (per dire) a una settimana di reclusione, a due giorni di carcere, nessun cavillo o prodigalità potrebbe impedire che quella settimana, quei due giorni, Silvio Berlusconi li sconti davvero. Lo dice – e la procura milanese lo sa bene – l’articolo 4 bis del nuovo ordinamento penitenziario

Vi consiglio anche la lettura di questo pezzo di Alessandro Gilioli su l’Espresso per capire meglio i dettagli tecnici del processo.

Sempre su l’Espresso un pezzo uscito pochi minuti fa con altri dettagli utili sul processo. Per Berlusconi non sembra che ci siano vie d’uscita

Difficile che il processo possa ora essere fermato. Dal punto di vista legale, Berlusconi potrebbe soltanto sollevare la questione della presunta incompetenza funzionale (per spostare il tutto al cosiddetto tribunale dei ministri) ma solo con un voto del Parlamento, che a sua volta chiamerebbe a una decisione in merito la Corte Costituzionale. Una mossa possibile, ma che si basa su un falso evidente, e cioè la tesi che il Cavaliere abbia telefonato in questura per far liberare Ruby credendo davvero che si trattasse della nipote di Mubarak, quindi nelle sue vesti di capo del governo per evitare una crisi diplomatica.

Per il resto, non sembrano esserci al momento altre vie d’uscita per Berlusconi: né l’eventuale ripristino dell’immunità parlamentare né il ventilato ricorso al alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo possono bloccare il dibattimento.

Entro la fine di questa settimana (o al più tardi all’inizio della prossima) la Procura chiuderà anche il secondo troncone di indagine, che vede indagati per induzione alla prostituzione la consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti, l’agente Lele Mora e il direttore del Tg4 Emilio Fede. Per loro i Pm chiederanno il rinvio a giudizio con rito ordinario.

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