Berlusconi, “pro” e “contro”. La rivoluzione per gioco, fra sciarpe e mutande

Anche di manifestazioni (pacifiche) vive la democrazia. Ma anche di indigestione di (mini) manifestazioni muore la democrazia. Ieri (dopo il penoso prologo-gazzarra davanti al palazzo di giustizia meneghino guidato da una personcina elegante, educata, misurata e di bonton come la Santadeché) al teatro Dal Verme di Milano Giuliano Ferrara ha aperto il fronte chic “pro”

Anche di manifestazioni (pacifiche) vive la democrazia. Ma anche di indigestione di (mini) manifestazioni muore la democrazia.

Ieri (dopo il penoso prologo-gazzarra davanti al palazzo di giustizia meneghino guidato da una personcina elegante, educata, misurata e di bonton come la Santadeché) al teatro Dal Verme di Milano Giuliano Ferrara ha aperto il fronte chic “pro” Berlusconi “In mutande ma vivi”, contro “giudici violenti e media puritani”.

Sempre ieri a Milano il Popolo (si fa per dire) Viola si è fatto sentire alla … cilena del ’73, con fischietti, mestoli e coperchi per dimissionare il premier. Oggi è la volta delle donne di “Se non ora, quando”, in piazza “contro” Berlusconi.

Mutande contro sciarpe bianche. Manifestazioni rigorosamente senza bandiere, a cominciare dai partiti, i quali, evidentemente si vergognano di esibire i propri vessilli. Due considerazioni.

La prima. L’Italia rischia una sindrome da “rivoluzione culturale” cinese quando un’avanguardia estesa agitata come “marionette” scendeva tutti i giorni per le strade e le masse (inermi) di cittadini non facevano più nulla, aspettando l’esito finale che si sa come poi andò.

La seconda. Da una parte e dall’altra dei due fronti in lizza c’è un unico denominatore: il Cavaliere. Tutto ruota nello schierarsi “pro” o “contro” Berlusconi.

Dov’è uno straccio di analisi, un’idea rivelatrice di un progetto capace di chiamare tutti alla stanga, una proposta politica concreta per non fare affondare un Paese che di fronte ai 4000 disperati immigrati di queste ore – la nuova ondata africana definita dal Governo emergenza nazionale – schiera una manciata di carabinieri a fare da balie?

Di fatto, anche queste manifestazioni contro i rispettivi “nemici”, hanno l’imprinting del melenso reality Made in Italy. Più che un grido di protesta che scuote è una passerella di belle e brave persone che vogliono cambiare tutto per lasciare tutto come prima. Di fatto si gioca alla rivoluzione.

Ma non c’è bisogna di tornare all’ottobre russo del ’17, basta l’Egitto di questi giorni, per capire che un conto è giocare (ben vestiti e pasciuti) davanti a una telecamera, un conto è giocarsi la vita davanti a una mitragliatrice.

E l’italiano assiste, mollo “spetta-elett-tore” medio. Ha già pagato per le illusioni del “Sol dell’avvenire”, per “I fiori messi nei cannoni”, per gli “eschimo” di primavere mancate, e, per ultimo, per le barzellette del “Ghe pensi mi”.

C’è poco da ridere. C’è poco da fare e da sperare. Di questo passo, qualsiasi sia l’esito di questa vicenda, in un senso o nell’altro, sarà l’ennesima sconfitta per questo paese.