Ore 12 – Berlusconi “sfascista”. Ma l’indignazione del Pd non è una strategia politica

Giriamo la frittata come ci pare e piace ma atteniamoci al piano politico: Berlusconi avrà tutte le “colpe” di questo mondo e qualsiasi premier in qualsiasi Paese europeo si sarebbe già dimesso. Ciò detto, le opposizioni e in particolare la cosiddetta sinistra, sono solo capaci di speculare sulla vicenda del Ruby-gate e dintorni, sperando nel

Giriamo la frittata come ci pare e piace ma atteniamoci al piano politico: Berlusconi avrà tutte le “colpe” di questo mondo e qualsiasi premier in qualsiasi Paese europeo si sarebbe già dimesso.

Ciò detto, le opposizioni e in particolare la cosiddetta sinistra, sono solo capaci di speculare sulla vicenda del Ruby-gate e dintorni, sperando nel colpo di grazia dei pm milanesi. Ecco perché, pur con Berlusconi ridotto com’è, dall’altra parte c’è il nulla.

Come scrive Stefano Cappellini sul Riformista: “Non c’è un’alternativa credibile, che avrebbe potuto rimuoverlo (Berlusconi ndr) con un soffio: non c’è un progetto politico definito né una coalizione né un candidato premier”.

In particolare il Pd dell’amalgama non riuscita agita lo straccio tarlato dell’antiberlusconismo che più antiberlusconismo non si può e rincorre il miraggio di quell’”emergenza democratica” old style per tirare su muri più alti di quelli del Cavaliere.

Ci si accorge (troppo tardi) che questa seconda Repubblica e questo Bipolarismo stanno sfasciando il Paese. Come se ne esce?

Il primo passo (indietro) deve farlo Berlusconi, e non lo farà. A meno che la vera “maggioranza silenziosa” che rema ogni giorno e tiene in piedi la baracca, non decida di dire basta e agire.

Ma sbaglia l’opposizione, Pd in primis, a non “seminare” e tessere alleanze programmatiche nelle vaste praterie dei moderati democratici, rincorrendo invece il Cav. sul suo terreno, che è quello del “Muoia Sansone con i filistei”.

C’è una Italia che non sente e non vede ma c’è anche un’Italia che cerca la via d’uscita dal proprio smarrimento (politico) agitando come molock le (proprie) mutande di un puritanesimo stantio e tuffandosi nella spirale di una protesta tout court.

Ma l’indignazione non è una strategia politica. Dopo gli indignati arrivano sempre gli sfiduciati e gli sbandati a ingrossare le fila degli illusi, sempre sconfitti. In questa Italia c’è sempre uno che campa di nemici e tira su una barricata più alta dell’altro. Dopo di che, restano solo macerie fumanti.

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