Processo Sarah Scazzi, quattordicesima udienza: oggi è il giorno degli investigatori

L’udienza di oggi del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi è dedicata agli interrogatori di altri testimoni chiamati dall’accusa: tra questi due carabinieri di Avetrana ed Anna Pisanò


Continua senza particolari colpi di scena il processo di primo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi. La quattordicesima udienza, iniziata questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Taranto, sarà caratterizzata dagli interrogatori di altri testimoni chiamati dall’accusa, tra i quali due carabinieri in servizio alla stazione di Avetrana e la testimone chiave Anna Pisanò.

In apertura la Corte si è riservata di decidere sulle due richieste avanzate dalla Procura e dalla difesa di Sabrina Misseri, imputata insieme a sua madre Cosima Serrano per concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere.

La Procura ha chiesto l’acquisizione del video dell’intervista concessa il 27 maggio 2011 da Concetta Serrano, madre della vittima, alla trasmissione televisiva “Quarto grado” e di un video, realizzato con un telefono cellulare, che ritrae la giovane vittima a San Pancrazio Salentino nei giorni precedenti al delitto.

La difesa della Misseri, invece, ha chiesto l’acquisizione della comunicazione relativa alla scomparsa di Sarah che i Carabinieri di Avetrana inviarono il 26 agosto 2010 alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Taranto e alla Procura della Repubblica di Taranto.

Poi è iniziata la sfilata dei testimoni. Il primo, il comandante dei carabinieri di Avetrana Fabrizio Viva, ha riferito in aula quanto accaduto in Caserma quel 26 agosto: Concetta Serrano si presentò intorno alle 15-15.15 per denunciare la scomparsa della figlia, poi tornò a casa per prendere alcune foto della giovane e tornò verso le 17-17.20 per formalizzare la denuncia.

Poco dopo, intorno alle 18.30, fu Sabrina Misseri a presentarsi in caserma e il comandante le chiese informazioni circa gli eventuali diari tenuti da Sarah. La Misseri, come ormai sappiamo, disse di non saperne nulla, ma che avrebbe controllato. L’udienza è andata avanti con il racconto del brigadiere Biagio Blaiotta. Ne parla La Gazzetta Del Mezzogiorno:

«Quando trovò un telefonino in campagna, che poi scoprimmo era quello di Sarah, Michele Misseri si mostrò preoccupato per le impronte lasciate sul cellulare e diceva ‘non è che ora mi accusano di qualcosa?’»: lo ha riferito il brigadiere dei carabinieri Biagio Blaiotta, in servizio alla Stazione di Avetrana (Taranto), che ha testimoniato al processo per l’omicidio di Sarah Scazzi, in corso a Taranto. Michele Misseri, ha aggiunto il carabiniere, disse più volte anche di ‘sentirè che quel telefonino era di Sarah. La circostanza è stata confermata successivamente anche dal responsabile della Protezione civile di Avetrana, Giovanni Risi, presente quando Michele Misseri consegnò il telefonino agli investigatori.

Nel corso della giornata dovrebbe essere sentita anche Anna Pisanò, testimone chiave dell’accusa. Lei, amica e cliente di Sabrina Misseri, riferì agli inquirenti due particolari importanti per la tesi accusatoria: la freddezza notata tra Sarah e Sabrina la mattina del 26 agosto, poche ore prima del delitto, e lo sfogo di Sabrina del 6 ottobre 2010, la sera in cui il padre Michele Misseri confessò il delitto e fece ritrovare il corpo della vittima. La giovane di Avetrana, secondo la Pisanò, avrebbe detto:

L’hanno incastrato, mio padre ha confessato… dopo tante ore che mi hanno messo sotto torchio avrei detto anch’io che ho ucciso Sarah e dove l’ho messa, ma non l’ho detto!… Dopo tante ore dici la verità e basta, così finisce tutto, ma io non l’ho fatto!… perché non sono stupida.

L’udienza prosegue.

Via | La Gazzetta Del Mezzogiorno
Foto | © TMNews

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