Veritometro: Berlusconi, i bamboccioni e Renato Brunetta

“Noi a differenza della sinistra, non chiamiamo “bamboccioni” i nostri giovani” Silvio Berlusconi Scoprite perchè dopo il saltoForse come segno di buona volontà nei confronti della drammatica situazione degli under 35 nel nostro paese, il Ministro Giorgia Meloni ha aperto il sito “Il Governo dei Giovani“, il cui banner compare qua e là negli spazi

“Noi a differenza della sinistra, non chiamiamo “bamboccioni” i nostri giovani”


Silvio Berlusconi

Scoprite perchè dopo il salto

Forse come segno di buona volontà nei confronti della drammatica situazione degli under 35 nel nostro paese, il Ministro Giorgia Meloni ha aperto il sito “Il Governo dei Giovani“, il cui banner compare qua e là negli spazi pubblicitari della rete.

La homepage è introdotta da un messaggio del Presidente Silvio Berlusconi, che si conclude così:

Noi a differenza della sinistra, non chiamiamo “bamboccioni” i nostri giovani. Non diamo loro colpe che non hanno. Perché sappiamo che solo migliorando l’accesso a una formazione di qualità e a un lavoro che premi il merito, l’accesso al credito e il diritto alla casa, costruiremo quelle indispensabili condizioni di vita che permettano alle ragazze e ai ragazzi di essere autonomi e indipendenti prima dei trent’anni.

Molto si potrebbe dire sulla seconda frase: è giusto infatti, come fa il governo, dare ai giovani la colpa della loro stessa disoccupazione accusandoli di troppa istruzione e scarsa umiltà? Per il momento soffermiamoci però sulla prima: è vero che la destra non dà dei bamboccioni ai giovani?

Sembrerebbe proprio di no: solo un anno fa, il ministro Brunetta si guadagnava i titoli dei giornali per alcune sue dichiarazioni sulla situazione giovanile.

Ho condiviso Padoa-Schioppa quando ha stigmatizzato la figura dei bamboccioni, anche se quella sua invettiva mancava di un’analisi più complessa: ci sono i bamboccioni perché le università funzionano male, perché il welfare funziona male e perché si dà più ai padri che ai figli“

Accanto all’ammirevole critica del welfare italiano (che però lo stesso Brunetta qualche mese prima definiva “il migliore d’Europa“) resta l’uso reiterato di quell’odiosa invettiva: bamboccioni.

Che i media ovviamente non si lasciano sfuggire, come dimostrano i titoli di quei giorni: “Brunetta contro i «bamboccioni»: “Fuori di casa a 18 anni per legge””, “Brunetta provoca: «Una legge anti bamboccioni»” e via così, in un’infinità ripetizione dell’epiteto.

Nel 2008 il Ministro della Pubblica amministrazione si era spinto ancora più in la nel dimostrare il suo amore per le nuove generazioni, dichiarando:

«Non mi piace lo slogan “questa crisi non la paghiamo” e non mi piacciono le generalizzazioni: non esistono i giovani come categoria. I giovani sono a volte anche molto pecoroni».

Insomma, il tentativo di Berlusconi di accreditare il suo governo come più rispettoso dei giovani rispetto alla sinistra risulta poco convincente, essendo basato su una di quelle affermazioni false che attirano l’attenzione del veritometro di polisblog.

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