Perché la situazione sta esplodendo: Paul Mason spiega le tensioni sociali degli ultimi mesi

In questi mesi stanno scoppiando rivolte e scontri più o meno violenti in varie parti del mondo: oltre alle vere e proprie rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, la tensione sociale aumenta anche in altre parti del mondo. Restando in Arabia, nello Yemen, in Giordania e in Siria per esempio. Anche in Europa le cose

In questi mesi stanno scoppiando rivolte e scontri più o meno violenti in varie parti del mondo: oltre alle vere e proprie rivoluzioni in Egitto e in Tunisia, la tensione sociale aumenta anche in altre parti del mondo. Restando in Arabia, nello Yemen, in Giordania e in Siria per esempio.

Anche in Europa le cose si complicano: chi di voi si ricorda più della Grecia di qualche tempo fa? Era il dicembre del 2008. E ancora: anche in Irlanda è accaduto qualcosa di simile – naturalmente in scala minore – e in Inghilterra l’aumento delle tasse universitarie del governo Cameron si era tradotto in sommossa generale.

Ma quali sono le dinamiche di questi movimenti sociali? Paul Mason ha provato a spiegarlo sul blog che gestisce nel sito della BBC. Chi è Paul Mason? Con molta umiltà si descrive così:

Sono Paul Mason della redazione economica di Newsnight, un lavoro che mi porta ad occuparmi delle baraccopoli in Kenya, degli hedge funds russi, fino alle fabbriche cinesi

Volendo potete seguirlo su Twitter. Vediamo dopo il salto che cosa ha individuato di comune ai movimenti degli ultimi tempi.

Mason butta giù un elenco di venti punti: non li ripercorreremo uno per uno. Che cosa spiega di interessante Mason? Al centro del movimento, a innescarlo, c’è una nuova “classe sociale”: quella dei laureati senza futuro. Individui scolarizzati e secolarizzati, lontani dalle ideologie del passato.

Questo cluster di popolazione ha accesso ai social media – Facebook, Twitter, Yfrog – un accesso che in precedenza era precluso a chiunque facesse attivismo, banalmente perché non esistevano i social media.

In questo modo la “verità” si muove più rapida delle bugie, e la propaganda di governo diviene facilmente smascherabile. Le donne e le ragazze sono presenti come e in alcuni casi più degli uomini: e tutti questi manifestanti, che prendono parte a questo genere di proteste di piazza sembrano “conoscersi”. E’ merito del network, che orizzontalmente collega molto meglio della classica gerarchia verticale – per esempio dei partiti “classici” di opposizione.

In alcuni Paesi – per esempio l’Italia – chi ha venti o trent’anni oggi ha già la totale certezza che vivrà peggio dei propri genitori, forse anche dei propri nonni. Saremo più poveri, con meno diritti, con meno sicurezze. Quando questa certezza sarà ufficialmente dilagata sarà come spegnere la luce con un interruttore: ora credo – ma è la mia opinione personale – che non ce ne si renda ancora conto fino in fondo.

Tra i tanti punti messi sul tavolo da Mason ce n’è uno molto interessante, in cui cita una storico della rivoluzione francese, il quale spiegava che quella rivoluzione non era nata dalla povera gente: ma dai poveri avvocati.

Possono esserci problemi economici, può esserci una crisi, può esserci una povertà che affama i poveri per decenni: ma se avvocati, insegnanti e medici – cioè quella che una volta avremmo chiamato borghesia – iniziano a non avere i soldi per il riscaldamento o per mangiare, le cose cambiano. Ma adesso hanno tutti un computer e una connessione a banda larga – Mason parla ovviamente per il Regno Unito, qui da noi la situazione è un po’ diversa.

Perché accade tutto questo? Semplice, spiega Mason: perché la gente sa più di quanto sapesse prima. Le dittature sopravvivono non tanto grazie alla soppressione delle notizie, quanto grazie alla soppressione della narrazione e della verità. Più o meno tutto quello che avete bisogno di sapere lo trovate sulla rete, continua Mason.

Ed è anche gratis, fatta eccezione i per i costi della connessione e dell’hardware. Il bello qual è? Che questa informazione potete costruirvela da soli, perché non è predigerita da preti, imam, insegnanti, professori, genitori.

Se avete qualche minuto di tempo vi consiglio di darci un’occhiata al post di Paul Mason, molto approfondito e costruttivo. E magari fare l’esercizio mentale di applicare quell’elenco di venti punti alla situazione italiana, non esattamente al centro delle sue attenzioni – l’analisi era più focalizzata su quanto accaduto in Tunisia e in Egitto.