Milano, processo per l’omicidio del tassista Luca Massari: 13 testimoni si tirano indietro

13 dei 17 testimoni chiamati nel processo per l’omicidio del tassista Luca Massari si sono tirati indietro ed hanno preferito non testimoniare, quasi tutti per il timore di ritorsioni.


Non solo i delitti di mafia. A spaventare i testimoni oculari sono anche i processi come quello per l’omicidio di Luca Massari, il tassista massacrato di botte il 10 ottobre 2010 a Milano dopo che aveva investito ed ucciso un piccolo cocker tenuto senza guinzaglio.

Massari morì dopo un mese di agonia e per quel delitto furono identificati tre responsabili: Michael Morris Ciavarella, Stefania Citterio e il fratello Piero. Il primo ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato ed è già stato condannato a 16 anni di carcere, mentre i due fratelli hanno preferito scegliere il rito ordinario ed il loro processo è ora arrivato alle battute finali.

A giocare un ruolo fondamentale nella loro identificazione e nel loro arresto sono state le numerose testimonianze raccolte dagli inquirenti. Ben 17 testimoni oculari che hanno raccontato nel dettaglio quanto accaduto quel 10 ottobre in via Ripamonti. Il problema è che di quei 17 testimoni, solo in 4 si sono presentati in Tribunale ed hanno confermato la loro versione dei fatti.

Michael Morris Ciaravella
Simona Citterio
Piero Citterio

Gli altri 13, per un motivo o per un altro, si sono tirati indietro. Lo conferma oggi La Repubblica, sottolineando che c’è stato chi si è reso irreperibile, chi ha presentato un certificato medico adducendo “problemi psicofisici” e chi ha spiegato senza girarci troppo intorno di “avere paura che succeda qualcosa a me o alla mia famiglia“:

Solo 4 testi, infatti, hanno confermato quello che hanno visto. Sono gli unici testimoni diretti dell’aggressione, che non vivono più nel quartiere di via Ripamonti. Gli altri hanno tentato di ritrattare la prima versione, sminuire il ruolo avuto dai fratelli Citterio. Proprio davanti ai giudici della Corte d’assise, si è perfino scoperto come una signora abbia negato l’innegabile: smentendo che dietro al rogo dell’auto del figlio, ci possa essere un nesso con le loro prime dichiarazioni alla polizia. Nessuno oggi, tra i residenti del quartiere, sembra più disposto a scommettere di aver visto i fratelli Citterio accanirsi sul povero tassista.

Il processo, come dicevamo, è arrivato alle battute finali. Per lunedì è prevista la requisitoria del pm Tiziana Siciliano e l’avanzamento delle richieste di condanna.

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