Letta, cinque anni premier? A Berlusconi piacendo. Intanto l’economia (e l’informazione) a rotoli

Fra i dati più significatici che oggi misurano lo stato di salute di una nazione ci sono gli indici dell’economia e quelli dell’informazione. L’Italia è da record – in negativo – in entrambe le aree, a dimostrazione di una situazione di crisi profonda e ampia, che parte dalle radici del sistema e tocca tutti i cittadini.

Sull’economia gli ultimi dati del Centro studi di Confindustria fanno accapponare la pelle: 539 mila licenziamenti dall’inizio della recessione, tanti altri in vista per il futuro, la crisi ha già causato la distruzione del 15% del potenziale manifatturiero italiano. Il direttore del Centro studi di Confindustria, Luca Paolazzi, spiega il rilievo del dato sul ‘potenziale manifatturiero’ che misura “la capacità di produzione e non i livelli di produzione persa”.

Così, per un recupero “non basta una ripresa della domanda ma bisogna ricreare un bel pezzo della capacità produttiva” persa. Il potenziale manifatturiero “distrutto” registra “una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22”. Quasi una devastazione bellica.

Sull’altro fronte, non torniamo qui sulla devastazione dell’era berlusconiana, non solo relativa alle tv. La stampa italiana è in ginocchio (studio Fieg): il 2012 è il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi. In discesa libera copie vendute (-6,6%), lettori (per la prima volta: – 14,8% sul 2012), ricavi, pubblicità (-14,3% sul 2011) il peggior anno degli ultimi 20 anni!) occupazione fra giornalisti e poligrafici. Solo da internet sprazzi non negativi, ma con l’agenda digitale optional anche per questo governo.

“La politica ha praticato una troppo lunga latitanza’, dice il presidente Fieg Giulio Anselmi, invocando ‘una ridefinizione complessiva delle forme di sostegno all’editoria, spostando risorse dai soggetti a i progetti, dai contributi agli incentivi’. Anselmi ha infine chiesto ‘rapidità’ di intervento’, anche riprendendo il ddl Levi. Più o meno è ciò che dice, sul piano dell’economia, il presidente di Confindustria Squinzi.

Emergenza da bollino rosso, ultra rosso. E la politica? Si avvita su se stessa in un ping pong inconcludente e strumentale fra la nuova legge elettorale (il Porcellum resta perché fa comodo a tutti) e quel presidenzialismo che, pur importante, non è certo la priorità del momento. Di fatto, in primis fra Pdl e Pd, c’è il balletto dei messaggi mediatici, un rimbalzarsi di punzecchiature e ammiccamenti, con un solo obiettivo: tenersi buono il proprio elettorato, tentare incursioni nelle praterie elettorali degli avversari, specie in quella crescente dell’astensionismo.

Insomma, i partiti sono impegnati in una sola cosa: la campagna elettorale permanente, con Berlusconi a dettare l’agenda. Fa bene il presidente del Consiglio Enrico letta a dire che il suo potrebbe essere un Governo di legislatura, che possa durare cioè fino a 5 anni. Ma, con questi partiti, rischia di essere solo uno spot. Appena Letta batterà i pugni sul tavolo per vere riforme strutturali, c’è chi staccherà la spina al suo governo. E buonanotte ai suonatori.