Ruby-gate e dintorni: Napolitano gioca l’asso di briscola?

L’Italia non è l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è tumulto di piazza, con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è il nostro l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.

L’Italia non è l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è tumulto di piazza, con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è il nostro l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.

Però non uccidono solo le pallottole. E se quotidianamente, a cominciare dal capo dello Stato, c’è chi lancia pressanti appelli alla moderazione e al buon senso, di fatto la conflittualità politica sale fino a coinvolgere le massime Istituzioni, alimentando una tensione politica e sociale che può degenerare.

Il rischio, lo ripetiamo, non è la guerra civile. Anche se c’è sempre chi è pronto a giocare alla rivoluzione, e fazioni e “bande” contrapposte non vedono l’ora di attizzare il fuoco e spingere il Paese nel caos.

In verità, di fronte a questo gravissimo e misero spettacolo, la gente comune, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, rifiuta questo tetarino della politica e ogni ipotesi di destabilizzazione. Ma sotto l’urto di questi strappi senza precedenti, perde la bussola, non crede più in niente e a nessuno, smette di “remare” e si rinchiude in se stessa.

Una parte della politica (premier, governo, maggioranza) parte dai limiti oggettivi della magistratura, per imbavagliarla (pro domo sua); una parte della politica (le opposizioni, Pd in testa), incapace di proporre e attuare una vera alternativa, si affida alla magistratura per mandare ko premier e governo; una parte della magistratura, per mania di grandezza o per smania antiberlusconiana, pensa di sostituirsi alla politica e alla volontà popolare arrogandosi il diritto di decidere chi governa l’Italia.

Di fatto, ognuno, irresponsabilmente, porta acqua al proprio mulino. Come scrive oggi sul Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli: “L’appartenenza politica e le convenienze personali degli uomini che rivestono le principali cariche dello Stato sembrano prevalere sul ruolo istituzionale che ricoprono”.

Se presto non tornano buon senso e misura, non resta che una strada: l’intervento del presidente della Repubblica. Infatti Giorgio Napolitano potrebbe passare dalle parole ai fatti: potrebbe decidere di esercitare i poteri che gli assegna l’articolo 88 della Costituzione e sciogliere le Camere, anche in assenza di una formale crisi di governo. E potrebbe decidere di “nominare” (consultati i presidenti di Camera e Senato) il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri.

Poi decide il voto del Parlamento. In mancanza di maggioranza, decide il popolo, nelle urne. Forse qualcuno deve ricordare a Berlusconi questo piccolo particolare. E magari anche all’opposizione. Napolitano c’è, pronto, se occorre, ad andare oltre gli appelli e le esortazioni.