Eurispes, che “brutto” il Belpaese del bunga-bunga!

C’è il Belpaese del Grande fratello, delle fiction televisive, del Rubygate e c’è l’Italia della realtà “vera”, sempre più stretta nella morsa di una devastante crisi economica, politica, istituzionale, morale. Siamo il paese del Bungabunga e del precariato, delle donne fuori dal mercato del lavoro (occupate solo il 46,4% ) e di chi non arriva

C’è il Belpaese del Grande fratello, delle fiction televisive, del Rubygate e c’è l’Italia della realtà “vera”, sempre più stretta nella morsa di una devastante crisi economica, politica, istituzionale, morale.

Siamo il paese del Bungabunga e del precariato, delle donne fuori dal mercato del lavoro (occupate solo il 46,4% ) e di chi non arriva a fine mese (per il 35,1% delle famiglie è uno scoglio insormontabile). Mutui e affitti sono poi insostenibili per 2 italiani su 5. il 40 per cento delle famiglie ha difficoltà a pagare rate e canoni. Si tagliano i consumi, a cominciare dai viaggi, dai ristoranti e dai regali. Ma la cinta viene stretta non più solo per i consumi “superflui”.

L’80% degli italiani, soprattutto nel nord ovest e nel nord est, è scoraggiato, pessimista sul futuro. C’è una profonda e crescente sfiducia nella politica, nelle istituzioni e nelle banche.

E’ questa, in sintesi, la fotografia, nuda e cruda, dell’Eurispes nel suo ‘Rapporto Italia 2011’. Per l’Istituto di studi politici, economici e sociali, per uscire da questa pesantissima situazione serve innanzi tutto una “operazione verità”, anche perché ci sono due ‘bombe’ innescate che potrebbero esplodere: il conflitto istituzionale e il debito pubblico “.

Si mette il dita nella piaga, sull’inconsistenza delle classi dirigenti: “La nostra classe dirigente attuale, a differenza di quanto accade in altri paesi, prosegue, “non è né coesa né solidale. Possiede una grande consapevolezza di sé e nessuna consapevolezza dei problemi generali. Non è mai riuscita a costituirsi in elite responsabile”.

Già. Tutto qui? No, perché al peggio non c’è mai fine. Aspettare per credere.