Perchè i sondaggi sbagliano? Parte 1

Comincia oggi una serie di post dedicati a spiegare perché i sondaggi politico-elettorali vengano così spesso smentiti dai risultati ufficiali. C’è stato un grosso fraintendimento: i sondaggi non servono a prevedere i risultati elettorali. Questa perlomeno l’opinione di Renato Mannheimer e Nando Pagnoncelli, due volti notissimi al pubblico televisivo italiano, intervenuti al convegno “Statistica e

Comincia oggi una serie di post dedicati a spiegare perché i sondaggi politico-elettorali vengano così spesso smentiti dai risultati ufficiali.

C’è stato un grosso fraintendimento: i sondaggi non servono a prevedere i risultati elettorali. Questa perlomeno l’opinione di Renato Mannheimer e Nando Pagnoncelli, due volti notissimi al pubblico televisivo italiano, intervenuti al convegno “Statistica e previsioni elettorali: uno sguardo ai numeri 2008”, tenutosi presso la Facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Milano Bicocca il 7 maggio scorso.

Secondo il loro punto di vista il sondaggio è una semplice “fotografia” della popolazione in un momento dato, e non una “palla di cristallo” da chiromante,. Immaginate una maratona: se si scatta una fotografia dei corridori a 1km dall’arrivo, questa ci dà delle informazioni sui vantaggi provvisori, ma non può assolutamente assicurarci nulla sul vincitore, né tantomeno sui ritardi dei secondi e terzi all’arrivo.

I sondaggi infatti sono, in un certo senso, fatti per essere smentiti: il leader di un partito dato per perdente farà di tutto per rovesciare la situazione, ecco quindi che la pubblicazione del sondaggio “retroagisce” sulla realtà stessa, contribuendo paradossalmente ad invalidare le sue stesse previsioni.

Gli ultimi sondaggi, quelli fatti in prossimità della data delle elezioni, forniscono effettivamente una fotografia che assomiglia ai risultati veri: così è stato nel 2001, nel 2006 e nel 2008, anni in cui hanno azzeccato sia il vincitore delle elezioni sia i risultati dei principali partiti, con scarti del 2-3%. Il problema è che questi piccoli scarti sono importantissimi per valutare il significato politico dei risultati elettorali, e sono spesso tenuti in gran conto dai politici che commissionano i sondaggi.

Renato Mannheimer ama spesso raccontare la storia di un sondaggista che assicurò a Craxi che il PSI avrebbe preso tra il 5 e il 10% alle successive elezioni, vedendosi per tutta risposta mandare platealmente a quel paese. Questo però è – secondo il sondaggista di “Porta a Porta” – il massimo livello di finezza cui possono realisticamente arrivare i sondaggi: ne è prova il fatto che nessuno aveva previsto un calo così drastico della Sinistra, né un’affermazione così spettacolare della Lega alle ultime elezioni.

I sondaggi servono dunque a studiare il comportamento elettorale, non a prevederlo. Possono essere utili a capire gli orientamenti di massima dell’elettorato: ad esempio quelli che circolavano tra i politici prima del trionfo di Alemanno a Roma mettevano bene in chiaro che ai candidati conveniva puntare sul tema della sicurezza.

Foto: urbisnauta

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