L’ILO boccia la Riforma Fornero ed esprime le prime perplessità sul Governo Letta

L’ILO ha presentato il suo Rapporto annuale, un capitolo è stato dedicato anche all’Italia. I dati che emergono sono allarmanti e le politiche applicate finora in Italia, in materia di occupazione, si dimostrano fallimentari

L’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) ha presentato il Rapporto 2013, nel quale è dedicato un capitolo anche al nostro paese.
Il primo dato ad emergere è che l’Italia ha bisogno di circa 1,7 milioni di nuovi posti di lavoro per riportare il tasso di occupazione ai livelli pre-crisi, valutazione più elevata di quella diffusa dalla GGIL nei giorni scorsi. Il sindacato, infatti, aveva calcolato 1,5 milioni di posti di lavoro mancanti che potrebbero essere recuperati in 63 anni, entro il 2076.

Altri aspetti da tenere in considerazione sono l’aumento di disparità di reddito e la condizione giovanile. A tale proposito, nel Rapporto, si sottolinea che:

La sfida della ricerca di un posto di lavoro è particolarmente difficile per i giovani tra 15 e 24 anni: il tasso di disoccupazione di questa fascia di età è salito di 15 punti percentuali e ha raggiunto il 35,2% nel quarto semestre 2012

A ciò va aggiunto un incremento costante dei contratti involontari a tempo determinato o part-time. Tale situazione così drammatica impone, secondo l’Organizzazione, di “monitorare le forme atipiche di occupazione” in maniera molto seria.

Proprio in rapporto all’aumento di precarietà, l’ILO suggerisce esplicitamente un’analisi che mette radicalmente in questione la Riforma Fornero. Le ricette del governo Monti non hanno prodotto benefici, secondo quanto rilevato dal Rapporto, perché hanno puntato solo sulla riduzione del costo unitario del lavoro non tenendo conto dei necessari investimenti in innovazione (che andrebbero incentivati attraverso sgravi fiscali). Inoltre l’idea di “staffetta intergenerazionale”, che è una delle proposte del Governo Letta, desta molte riserve. Meglio sarebbe per l’ILO puntare su incentivi all’assunzione e un sistema di formazione che favorisca lo “skills matching“.

Ricordiamo, infine, due dati riguardanti la precarietà. Dal 2007, il numero dei lavoratori precari è cresciuto di 5,7 punti percentuali ed ha raggiunto il 32% degli occupati nel 2012. Forse, però, bisognerebbe andare ancora più indietro per comprendere il costante aumento di lavoro flessibile nel nostro paese, ed esattamente al 2003 quando venne approvata la legge 30.

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