Governo Bersani? 13 grillini erano pronti ad appoggiarlo

I dissidenti del M5S si preparavano a esporsi. Poi ci fu il voto per il Quirinale

di guido

Questa è la storia di un “what if…”, cosa sarebbe successo se il tentativo di Pierluigi Bersani, premier incaricato, di ottenere l’appoggio del Movimento 5 Stelle fosse andato in porto. E ci è mancato poco, stando a quanto rivela oggi al Fatto Quotidiano Miguel Gotor, uno dei più stretti collaboratori dell’ex segretario democratico.

Il 22 marzo, dopo il risultato interlocutorio del voto, Giorgio Napolitano aveva conferito a Bersani un mandato esplorativo. Il segretario democratico aveva condotto una settimana di consultazioni – con le forze più disparate tra cui il Cai e il Wwf – con l’obiettivo però di ottenere un’apertura dal Movimento 5 Stelle, anche sotto forma di fiducia vincolata e voto sui singoli provvedimenti. Ma, e a testimoniarlo ci fu un’umiliante diretta streaming, dal M5S arrivarono solo picche, tanto che Bersani fu costretto a definire “non risolutive” le consultazioni e Napolitano si inventò i dieci saggi.

Eppure in quei giorni qualcosa si mosse: a fare da pontiere era Sonia Alfano, eurodeputata Idv (ma eletta grazie anche all’appoggio di Beppe Grillo, con cui poi ha litigato) vicinissima ai dissidenti grillini, specialmente quelli siciliani. I 13 senatori dissidenti, molti dei quali avevano votato per Pietro Grasso presidente del Senato, chiesero a Sonia Alfano di fare da tramite e organizzare un incontro con Bersani. Volevano garanzie sul programma di governo – in particolare sull’anticorruzione e sulla legalità – ma anche “protezione” dalla reazione di Grillo e Casaleggio al loro “tradimento”. Quando Bersani ricevette la telefonata di Sonia Alfano pensò in un primo momento a uno scherzo de “La Zanzara”, poi inviò il fido Gotor in Sicilia a parlamentare.

Sul contenuto dell’incontro, Gotor è piuttosto restio a sbottonarsi, anche perché di fatto non è andato bene. Niente di risolutivo, e lo sherpa di Bersani dà la colpa all’imminente elezione del Presidente della Repubblica:

Le dò il mio parere: perché bisognava attendere l’elezione del nuovo presidente della Repubblica

A conti fatti, però, lo stesso Gotor non sembra abbia dato ai grillini le garanzie richieste. Anche perché, come poi si è visto, il Pd stava già remando contro il suo segretario, e per 13 grillini a favore di un governo Bersani ci sarebbero stati altrettanti (o forse di più) franchi tiratori. E d’altronde, a meno di altre defezioni a 5 stelle, i 13 dissidenti non avrebbero potuto garantire una maggioranza solida. Sommandoli ai 108 senatori democratici, ai 7 di Sel e ai 10 autonomisti-Psi si arrivava a 138, e per raggiungere il magic number sarebbero stati comunque necessario i 21 membri di Scelta Civica.

In ogni caso, qualsiasi trattativa è stata interrotta dal voto per il Quirinale, dal muro contro muro su Rodotà e dalla rielezione di Napolitano, il principale oppositore di un governo di minoranza Pd-M5S.

Foto © Getty Images

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