Messina: arrestati 2 docenti dell’Università con l’accusa di aver pilotato un concorso

Ordinanza di custodia cautelare per due professori ordinari dell’ateneo, di cui uno è anche direttore di dipartimento. Altri tre i docenti indagati.

di remar

L’Università degli studi di Messina ancora al centro dell’attenzione degli inquirenti, dopo la recente inchiesta sugli esami facili.

Questa mattina due docenti dell’ateneo sono stati arrestati, e posti ai domiciliari, con l’accusa di aver pilotato l’esito di un concorso per ricercatore in Microbiologia e Microbiologia Chimica. Per un vincitore già noto insomma prima della procedura concorsuale stessa, che sarebbe stata una mera messinscena.

Le indagini secondo chi le ha condotte, cioè la Guardia di finanza, hanno permesso di portare alla luce:

un vero e proprio sistema deviato delle procedure concorsuali che regolano l’accesso al mondo accademico.

Infatti:

sia la commissione giudicatrice, che il vincitore del concorso, venivano stabiliti a monte dagli arrestati, con la collaborazione dei loro colleghi

Nell’ambito della stessa inchiesta sono stati iscritti nel registro degli indagati altri tre docenti dell’Università di Messina. Le ipotesi di reato mosse a vario titolo ai 5 prof sono peculato, concussione, abuso d’ufficio e falso.

Le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Massimiliano Micali, hanno raggiunto due professori ordinari: Giuseppe Teti, di 61 anni (Microbiologia e Microbiologia Clinica) e Giuseppe Bisignano, di 63, che tra l’altro è anche direttore del dipartimento di Farmacia. Il concorso, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato falsato per far vincere il figlio di Bisignano.


In una intercettazione telefonica tra due indagati, uno di loro pronuncia la frase pacta sunt servanda (i patti vanno rispettati) volendo intendere la necessità che il candidato che al concorso aveva preso il punteggio più alto doveva rispettare i patti, cioè ritirarsi, dietro promessa di una sua successiva sistemazione con il prossimo concorso universitario utile.

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