La Turchia che protesta tra social network e informazione alternativa

Indicazioni per orientarsi nell’informazione sulle proteste turche degli ultimi giorni.

di sara


La Turchia è diventata una polveriera, c’è chi dice che la sua gioventù stia vivendo un maggio del ’68 piuttosto ritardato, chi invece non esita a parlare di primavera, associando i fatti di Istanbul, Ankara, Izmir ad altre piazze, di sicuro la situazione non va sottovalutata, come hanno già compreso in patria grazie anche ad un intenso battage informativo che passa per facebook, twitter, blogspot e per un’intera costellazione di altri poli trasversali, diventati anche stavolta prolungamenti digitali del terreno e strumenti di una protesta essenzialmente giovane che, anche per questo, non coinvolge necessariamente tutti gli strati della popolazione, soprattutto quelli meno avvezzi all’informazione online. Alcuni amici di Istanbul ci raccontano che ognuno si arrangia come può per trasmettere ciò che sa e che molto spesso le persone di una certa età non hanno idea di quello che sta succedendo perché la televisione minimizza e i principali media cartacei seguono le linee guida del governo.

Strumenti alternativi di informazione


Digitali dunque, ma anche cartacei, come dimostra un giornale d’informazione che sta girando sui luoghi della protesta. Perché uno dei grandi ostacoli per comprendere il tutto non è la lontananza, ma naturalmente la lingua, ma sono innumerevoli i canali attraverso i quali è possibile recuperare informazioni in inglese. Tra i punti di rifermento la pagina “I HAVE PROOF”, per condividere foto e video sulle brutalità e a proposito della quale vale un commento che la accompagna proprio su facebook:

You don’t have to speak turkish, the images speak for themselves, unfortunately.

Ma anche altri link, provenienti dalla medesima fonte che ancora una volta parlano per immagini, e lasciano vedere anche i lividi come delilimvar.tumblr.com, citano una velocissima campagna di found racing http://www.forbes.com/sites/alexkonrad/2013/06/04/full-page-ad-inspired-by-turkish-protests-is-one-of-indiegogos-fastest-campaigns-ever/ e rivelano alcune astuzie tecniche per aggirare la censura accedendo ad Internet con Tor via Amazon EC2.

Le parole chiave

Eccovi una breve lista di hashtag per informarsi:

  • i poteri: #Erdogan, #Akp;
  • i luoghi: #Taksim, #besiktas, #Izmir, #Istanbul, #Smirne;
  • il Parco Gezi: #Gezy, #occupygezi, #occupygezilyon, #direngeziparki, #Gezipark;
  • il paese: #opturkey, #Turchia.

Una lettera di scuse e un appello per i non turcofoni

E c’è anche chi si scusa in inglese per le comunicazioni non sempre comprensibili a tutti, eccovi un testo apparso su facebook nei giorni scorsi, che è anche un appello:

Dear non-Turkish speaking friends:
I apologize for my excessive posting in the last few days. I hope you have not already hidden my posts from your newsfeed. WE NEED YOUR HELP. In Turkey people are protesting for their fundamental rights. There are thousands on streets in different cities of Turkey. These people are subject to continuous and brutal force by the Turkish police. The Turkish media is ridiculously silent. The police are trying to kill us and there are soap operas or documentary on penguins on Turkish TV channels. The Prime Minister spoke today and said that we are (the protesters) are just a bunch of plunderers. PLEASE SHARE THE VIDEOS, SHARE THE PHOTOS, SHARE THESE POSTS. HELP US DISSEMINATE THE INFORMATION, HELP US RAISE AN INTERNATIONAL AWARENESS. Sorry for occupying your newsfeed and thank you for your understanding and cooperation.
(Thank you who summarized this situation)

Il grido è unanime: ci si sente un po’ turchi in questi giorni!