Beppe Grillo prepara l’espulsione dei dissidenti del Movimento 5 Stelle

A metà settimana il leader del M5S arriverà a Roma. E per i ribelli potrebbe essere l’ora della resa dei conti.

Probabile che l’ora del redde rationem per i dissidenti del Movimento 5 Stelle sia arrivata. Sono le stesse parole che Beppe Grillo ha utilizzato durante il suo comizio di sabato in Sicilia (“Vado in Parlamento e li prendo a calci in culo”) a far pensare che la già scarsissima pazienza nei confronti dei ribelli pentastellati sia giunta al termine. Il problema è quantificarli, questi ribelli: 10, 20, 40, come ha detto qualcuno?

Il numero di deputati e senatori che potrebbero essere sul punto di lasciare (o costretti a farlo) l’M5S può intessare loro stessi – per le possibilità di formare nuovi gruppi, ecc – molto meno a Beppe Grillo, che fa sapere: “Fossimo la metà in Parlamento, andrebbe bene lo stesso”. Cosa che conferma la sensazione che il leader pentastellato sia interessato a un gruppo a lui fedele, anche se con meno potenzialità per cambiare effettivamente le cose.

D’altra parte i movimenti che si registrano dalle parti di Stefano Rodotà e Sonia Alfano – e confermati dallo stesso Grillo in un post – per diventare “padrini” del gruppo che potrebbe andare a formare la Sinistra a Cinque Stelle si stanno facendo sempre più espliciti, ragion per cui se Grillo vuole tenere il coltello dalla parte del manico deve agire entro breve.

Questa settimana, per la precisione: la calata del leader a Roma sarà l’occasione per capire che fare con i vari Tommaso Currò, Adriano Zaccagnini, Lorenzo Battista e gli altri dissidenti. Che la strada sia quella del “rientrare nei ranghi oppure vi caccio” ormai è sicuro; non ci sarà nessuna tolleranza per chi non vuole allinearsi alle decisioni del capo. Resta da capire quanto tempo sarà ancora necessario, e soprattutto in che modo tutto questo cambierà gli equilibri parlamentari.