Bunga bunga, prostituzione e caso Ruby: Ferrara difende Berlusconi, ma…

Se anche voi state leggendo le centinaia di pagine dell’invito a comparire presentato a Silvio Berlusconi (qui trovate il link al pdf integrale), probabilmente vi starete chiedendo che tipo di risposta stiano organizzando i berluscones. Bene, Giuliano Ferrara, sul Foglio, ha detto la sua. Ed è interessante notare come inizialmente difenda il Premier, per poi

di bruno


Se anche voi state leggendo le centinaia di pagine dell’invito a comparire presentato a Silvio Berlusconi (qui trovate il link al pdf integrale), probabilmente vi starete chiedendo che tipo di risposta stiano organizzando i berluscones. Bene, Giuliano Ferrara, sul Foglio, ha detto la sua. Ed è interessante notare come inizialmente difenda il Premier, per poi successivamente cambiare idea. Andiamo con ordine ed iniziamo la lettura.

“Noi […] siamo amareggiati per la breccia che lo stile di vita di Berlusconi ha aperto all’irruzione del suo peggior nemico, l’alleanza guardona e moralizzatrice di magistratura e media.”

Ecco, subito identificato il nemico: l’alleanza di toghe e giornalisti. Che è interessata solo a guardare dal buco della serratura (ignorando ovviamente i risvolti in termini di sicurezza del Presidente del Consiglio e di ricattabilità – Fabrizio Corona in un’intervista al Fatto si dice quasi certo della esistenza di filmini e foto dei vari bunga bunga).
Il punto, comunque, è un altro. Seguiteci dopo il salto.

“Che Berlusconi faccia regali munifici a destra e a manca, che ami circondarsi di belle ragazze in una specie di harem, che si diverta in feste private come gli pare e piace, ce le sue telefonate in questura rivelino un certo caraterre e una vena di comica follia […] incompatibili con il cliché del politico scaltro e autoritario, tutto questo è vero e legittimo nella dimensione privata.”

Sminuire, ridimensionare, fare l’occhiolino e passare oltre. Questa, in sintesi, l’idea di Ferrara: in fondo, le feste sono private, il Premier avrebbe solo una vena di comica follia, signori miei, comunque si parla di dimensione privata. Cosa volete, dunque? In più, ci sono altri problemi, altre idee che fanno paura:

E la retorica perbenista del riccone, del vecchio corruttore di fanciulle, elaborata in presa diretta dal buco della serratura giudiziaria e dall’origliamento istituzionalizzato, fa profondamente schifo. Ma la tentazione quasi irresistibile di chiedere al premier di avviare subito la successione per ragioni schiettamente politiche, per manifesta e patologica prevalenza del privato sul politico e sul pubblico, che pure c’è ed è forte, anzi fortissima, si scontra con una realistica visione delle cose.”

Vedremo tra poco la “realistica visione delle cose”. Intanto, notiamo una cosa: Ferrara parla di buco della serratura giudiziaria e di origliamento istituzionalizzato. Che noia, ancora, dopo 17 anni, torna alla carica la menata del “network giustizialista”, delle toghe rosse, dei magistrati voyeur che distruggono la nostra vita privata.

E’ solo una mia impressione, o leggendo il pdf integrale tutta questa retorica sembra, per citare Fantozzi, una cagata pazzesca? Di fronte ad una prostituta brasiliana che ha nella memoria del cellulare il numero di cellulare di “Papi Silvio Berluscone”, di fronte a persone (maggiorenni e minorenni) che trattano il nostro Presidente del Consiglio come un anziano signore da soddisfare sessualmente e da sfruttare economicamente, di fronte a un Premier che seduto in poltrona tocca decine di ragazze durante tristissimi spogliarelli e festini, l’unica cosa che viene in mente è parlare, per l’ennesima volta, delle toghe rosse?

Dicevamo della realistica visione delle cose. E’ questa la parte più interessante dell’articolo di Ferrara:

“Oggi un’alternativa seria e responsabile non esiste, la si darebbe vinta ancora una volta a fanatismi moralizzatori che hanno già distrutto la Repubblica della Costituzione e dei partiti. […] Però la leadership è responsabilità. Berlusconi, che sul piano personale non ha nulla da farsi perdonare più di quanto abbia da farsi perdonare ogni essere umano […] sul piano politico deve riguadagnare e riconquistare la fiducia razionale dei suoi amici servili e non fanatizzati. […Deve] spazzare via con gesti di coraggiosa autodifesa e di volontà e intelligenza politica questa atmosfera di commedia plautina.”

Ma come? Prima Ferrara dice che non esiste alternativa al bunga bunga, che dopo di Lui solo il diluvio, che non la si può dar vinta ai fanatismi moralizzatori (“ah, i bei tempi della Dc e di Craxi, mangiavano ma facevano mangiare”, credo che prima o poi arriveremo a leggere anche questo), e poi si permette di parlare di leadership come di responsabilità? Qualcosa non torna. Leggendo le ultime righe dell’articolo, la confusione aumenta:

“Se non fosse in grado di dare una risposta a questa domanda politica oggettiva, meglio che si attrezzi per cedere ad altri la rappresentanza politica del paese. Per tutti, e per lui stesso.”

Capolavoro. Nelle prime battute, Ferrara dice di non voler cedere ad Ilda Boccassini e al giro azionista che disprezza le elezioni, poi parla di fanatismi moralizzatori, successivamente inizia l’inversione ad U sull’autostrada della logica, dell’onestà intellettuale e della coerenza: nel caso B. non avesse il coraggio di compiere determinati gesti, meglio che lasci. Meglio che lasci?

Non è che Giulianone, come già successo in passato (la sua storia di straordinaria coerenza è nota, qui un link ad un mio articolo di qualche anno fa), stia fiutando l’aria e si sia reso conto che B. è vicino alla fine politica?

Se anche Ferrara inizia a chiedere, con molti se e molti ma, le dimissioni di B., allora il regno birbonico (per dirla alla Luttazzi), forse, sta iniziando a crollare.