Ore 12 – Berlusconi annaspa. Bossi col rospo nel gozzo

Il penoso videomessaggio di ieri sera, con la “trovata” della fidanzata, devasta le ultime briciole credibili dell’immagine del premier, scosso e provato dal Ruby-gate. Tuttavia, a restare (ancora) con le “brache in mano” non è Silvio Berlusconi, ma Umberto Bossi. Il premier, avvitato in una bacata “fiction” da mandare in tilt anche il più tosto

Il penoso videomessaggio di ieri sera, con la “trovata” della fidanzata, devasta le ultime briciole credibili dell’immagine del premier, scosso e provato dal Ruby-gate.

Tuttavia, a restare (ancora) con le “brache in mano” non è Silvio Berlusconi, ma Umberto Bossi.

Il premier, avvitato in una bacata “fiction” da mandare in tilt anche il più tosto azzeccagarbugli, uno straccio di linea “politica” ce l’ha. Che è vecchia come il cucco ma, almeno fin qui, proficua: chi mena per primo mena due volte.

Ora, stavolta, a … “menare” sono altri (alias i pm della procura di Milano), dopo i (noti?) sexi fatti (misfatti?) consumati nella villa del Cavaliere.

Quindi Berlusconi contrattacca a modo suo, cercando di riportare la partita sul proprio campo: da una parte accusa i magistrati di azione “illegittima e non democratica” e dall’altra rassicura gli italiani di non volere andare alle urne perché questi fatti sarebbero “irrilevanti” sul piano giudiziario e non incidono sulla compattezza e la credibilità del governo delle … riforme.

L’esatto opposto di Bossi, il quale invita il capo del governo a “lasciar stare” i magistrati e a rompere gli indugi puntando sulle elezioni anticipate.

Il rospo nel gozzo ce l’ha il Senatur, che teme di non poter portare a casa il federalismo ed è costretto a subire le scelte del capo-padrone dell’alleanza. Il leader del Carroccio, infatti, sente che questa situazione diventa una zavorra sempre più pesante per la coalizione e per l’esecutivo, imbrigliando e imbrattando anche la Lega.

Ma più che scalciare, non può. A meno di far saltare il piatto e riazzerare tutti i giochi. Un rischio al limite del suicidio politico.