Movimento 5 Stelle | Qual è l’obiettivo di Beppe Grillo?

Via libera ai dissidenti e nessun problema se il successo politico si riduce. La situazione sta sfuggendo di mano a Beppe Grillo che vuole rinchiudersi nel bunker con i fedelissimi. Ma così, dove finisce la rincorsa al 51%?

Cosa c’è dietro l’attacco a Stefano Rodotà? Possibile che si possa passare da “miglior candidato per la presidenza della Repubblica” a “ottuagenario miracolato dal web sbrinato di fresco” nel giro di poche settimane? E ancora: possibile che Beppe Grillo non abbia previsto la reazione che il suo post di ieri avrebbe scatenato tra i sostenitori? Ecco il secondo commento più votato al post dagli utenti del blog:

Vabbè, allora ditelo.
Prima si sfanculizza la Gabanelli, ora si dà dell’ “ottuagenario miracolato dalla rete” a Stefano Rodotà.
Se il progetto è il suicidio politico, basta che Grillo lo annunci chiaramente.
Non mi posso permettere di perdere tempo dietro idiozie legate a superficialità politiche e “sfanculizzazioni” dall’alto di stati soggettivi di benessere economico.
Di leader con deliri di onnipotenza, ne abbiamo già avuti.
Ora si esagera.

E mettiamo il secondo commento più votato perché il primo si limita semplicemente a un “imbarazzante” scritto tutto in maiuscolo. Di nuovo: possibile che Beppe Grillo non avesse previsto le reazioni che sarebbero seguite? No, non è possibile. Se in un clima surriscaldato com’è quello del Movimento 5 Stelle – con i dissidenti pronti a formare un gruppo autonomo e la delusione post-amministrative che è tangibile quanto negata – si comincia anche a fare piazza pulita di quello che stava diventando il pantheon del movimento, è inevitabile che il processo di disgregazione si acceleri.

Non c’è niente di nuovo in tutto questo: se alle ribellioni interne si reagisce serrando sempre più il pugno e scatenando i talebani di turno, non è che la ribellione rientra. Al contrario: diventa più forte. È sempre andata così, e Grillo & Casaleggio lo sanno molto bene.

La conclusione da trarre è che sia proprio questo il loro obiettivo. Il che dimostra una cosa: l’eccessivo successo elettorale – come si era capito già a febbraio – non solo non era preventivato, ma non era nemmeno auspicato. Nessuno era pronto ad affrontare una cosa del genere. E come sempre, quando si fa il passo più lungo della gamba le cose cominciano a sfuggire di mano.

Ecco perché adesso Beppe Grillo si prodiga a dire a tutti gli elettori che si lamentano che “hanno sbagliato a votarlo” e ai parlamentari che vogliono mollarlo che “quella è la porta”. Perché a lui va benissimo così: ridurre la percentuale di voto alle prossime tornate, ridurre la pattuglia parlamentare ai soli ortodossi. E se i ribelli si uniscono a Pd e Sel e riescono a fare un governo di sinistra a cinque stelle? Non è un problema.

Il Movimento 5 Stelle tornerà a essere quello che era alla nascita: un simil partito che manda i propri uomini nelle istituzioni per controllare che non si facciano porcherie. Che si limiti a un compito di “cane da guardia” dei cittadini, un compito per il quale 8 milioni di voti e il 25% dei suffragi sono decisamente troppi.

Solo così l’M5S potrà evitare di andare oltre le sue capacità strutturali cercando di passare dalla protesta e dal controllo alla politica attiva (su scala nazionale, intendo). Tutto bene, quindi? Non tanto, perché in questo modo Grillo & Casaleggio potranno godersi il loro partito con un bel successo ma senza tanti patemi, ma le parole sul “51% dei voti necessari per cambiare le cose” e sulla “rivoluzione” rimangono solo quello: parole. E il Movimento 5 Stelle diventerà sempre più simile a una setta.

I Video di Blogo